Non siate diffidenti, aspettate insieme a noi la notte più paurosa dell’anno!
Una tradizione che non viene poi da tanto lontano
Halloween, El Dia de Los Muertos, il Giorno dei Morti, quale più e quale meno, vengono spesso definiti “americanate”.
I morti e la morte sono temuti e celebrati da sempre. I Neanderthal, per citare qualcuno molto lontano da noi, onoravano già i loro defunti e anche il regno animale non fa eccezione. Famosi sono i cimiteri degli elefanti e le abitudini funerarie di questi grandi mammiferi, ben studiate ma forse ancora troppo poco accettabili dagli umani che si arrogano il diritto esclusivo di avere una cultura e di dare ordine al Mondo attorno a loro. Lo stesso diritto di esclusività che fa storcere tanto il naso alle persone nei giorni precedenti Halloween, condannando e demonizzando la più naturale delle manifestazioni funerarie corali.
La Festa dei Morti ha origini globali, dove c’è morte, c’è festa.
Non la si può definire “americana” o “straniera” o “estranea alle nostre tradizioni” quando siamo stati noi europei a portare quella specifica forma che oggi alcuni definiscono “americanata” in America.
Ogni festa ha uno scopo, ogni popolo onora i morti diversamente e il nostro modo, quello italiano, di celebrare il Giorno dei Morti, non differisce affatto, nelle forme tradizionali delle specificità regionali, da quelle d’oltreoceano o d’oltremanica.
Zucche, morte e tradizioni
La zucca intagliata, illuminata dal fuoco al suo interno, è una tradizione irlandese, ma anche neozelandese, celtica, sarda; e chissà quanti altri popoli utilizzano un surrogato vegetale per rappresentare un teschio umano.
La morte è temuta e rispettata, rende tutte le persone uguali. Ce lo dice anche Totò nella sua toccante composizione “’A Livella”, del 1964, nella quale parla del Giorno dei Morti nella sua Napoli, una delle città la cui vita quotidiana è più strettamente legata all’idea del carpe diem ed è infatti quella che più appassionatamente vive la morte nelle sue manifestazioni culturali, che vanno in scena anche al di fuori del mese di novembre.
La storia delle zucche e di Jack ‘o Lantern la conoscono quasi tutti ormai, tutti quelli che amano Halloween almeno, ma quanti conoscono Le Cocce Priatorije pugliesi? E Le Pagnottélle di Capricchia e Castel Trione?
Dolcetto o Scherzetto si fa anche da noi da tempo immemore.
Le porte si aprono, il passaggio è aperto e le anime dei morti, secondo la tradizione, vengono a trovare i vivi con gioia e, prima del lungo inverno, la parola d’ordine è: condivisione.
La Paurìa di Castel Trione
A Castel Trione, il mio paesino tra i monti dell’Alto Lazio, Trick or Treat si faceva perfino due volte l’anno, il Giorno dei Morti e a Capodanno, quando non si sapeva se il Sole sarebbe tornato a splendere. La cultura contadina cercava di proteggersi dall’oscurità di un eterno inverno che sarebbe potuto irrompere nel Mondo.
Mia nonna Fausta, una bambina degli inizi del ’900 che, come amava ricordare, era dello stesso anno della Regina Elisabetta II, nata qui quando ancora eravamo provincia di L’Aquila, 100 anni fa, festeggiava Halloween come lo festeggiano i bambini di oggi, in America quanto in Italia.
È nata nel 1926 e, con i suoi amichetti, la sera prima del Giorno dei Morti, il 31 ottobre… “bussavamo pe le case, chi ce davìa l’ova, chi nu pezzittu de sargiccia, andavamo pe mette paura alla gente co ‘na zucca co’ la candela dentro”. Oltre al Trick or Treat c’era anche la gara a chi aveva la zucca o la zucchina (“cucuzza”) più grande e meglio intagliata a forma di volto. Ovviamente la festa non poteva chiamarsi Halloween, la chiamavano “Paurìa” e anche le zucche così trasformate in teste umane erano chiamate “paurìe”.
La questua dei morti tra Castel Trione, Capricchia e Preta
A Castel Trione, Capricchia, Preta, ma anche nelle altre frazioni, il 1° novembre si fanno ancora oggi doni in nome dei propri morti alle persone che, in processione, bussano alle porte delle case. “Sia benedetta l’anima de li morti” è la formula augurale tradizionale, la risposta allo scambio è “…e la salute alli vivi”.
A Capodanno i ragazzi di almeno 80 anni fa passavano casa per casa obbligando gli abitanti a donare loro qualcosa, in caso contrario sarebbe caduta una terribile maledizione su quella casa e quella famiglia:
Tanti chiovi n’quessa porta, tanti ceculi n’quesse cosse
(Tanti sono i chiodi su questa porta, tanti siano i brufoli su queste cosce)Tanti chiovi n’quissu muru, tanti ceculi n’quissu culu
(Tanti sono i chiodi su questo muro, tanti siano i brufoli su questo sedere)
In caso contrario, ottenuto quello che volevano, i giovani intonavano una strofa di buon augurio, …se non è Dolcetto o Scherzetto questo!
Le uova, le zucche e il ritorno dei morti
Le uova sono largamente consumate in questa ricorrenza, in Sud Italia come anche nel nostro Alto Lazio, e consumarle era usanza diffusa in questa occasione. Morte e nascita sono due momenti indivisibili della concezione umana della vita e del ciclo delle stagioni, non deve sorprendere che il simbolo della fecondità sia principe nella festa dei morti.
Le zucche vengono scolpite a forma di volto, diventano a tutti gli effetti teste umane alle quali viene data la fiammella di vita tramite la candela al loro interno. Questo servirà alle anime a riconoscere la loro famiglia e la loro casa e a ricongiungersi a loro per questo breve periodo, concesso dall’apertura temporanea delle porte tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.
Ognissanti, Giorno dei Morti e Samhain
La festa cattolica di Ognissanti, che ai giorni nostri ricorre il 1° novembre, è stata istituita da Papa Bonifacio IV in occasione della dedica del Pantheon alla Madonna e ai martiri il 13 maggio 609; il nome stesso cambiò in Sanctae Mariae ad Martyres. Fu spostata dal 13 maggio a novembre solo nell’834 dal papa Gregorio IV, fu poi Ludovico il Pio, il figlio di Carlo Magno, a fare in modo che la festa si estendesse in tutto l’Impero Carolingio.
Non va confusa con il Giorno dei Morti e non è un’alternativa ad Halloween, sono due feste completamente diverse che in passato neanche erano vicine nel calendario. Ci sono diventate 200 anni dopo, quando Odilo de Cluny, istituendo il giorno di commemorazione dei defunti, sembrerebbe aver compiuto quello che si è sempre fatto, praticamente e simbolicamente: sovrapporre una festa cristiana ad una pagana, per una maggiore possibilità di accettazione da parte del popolo.
Tentò di cancellare Samhain, molto sentita nelle isole britanniche.
Questa teoria, perché di tale si tratta, è stata fortemente messa in discussione dallo storico Ronald Hutton, poiché non esistono prove certe, supportate dal dato archeologico, che Samhain fosse una ricorrenza legata ai morti. Ognissanti è stata variamente celebrata, con differenze locali, in gran parte d’Europa, in diversi periodi dell’anno. Ciò non toglie che, essendo festeggiata esattamente il 1° novembre in Inghilterra, fosse interesse cattolico che questa festa pagana “dei fuochi” venisse soppiantata completamente da una santa ricorrenza.
Buon Halloween a tutti
