L’angolo di Paradiso raccontato da Elvira: «Orie Terme è casa, le persone restano sbalordite»

L’INTERVISTA

L’angolo di Paradiso raccontato da Elvira: «Orie Terme è casa, le persone restano sbalordite»

Che la Conca Amatriciana sia un luogo zeppo di bellezze è risaputo. Qualcuno “banalizza”, restando in tema spaghetti, ma c’è molto di più, a partire dalla fauna e le sue meraviglie. Qui, la congiunzione tra uomo e animale diventa realtà più di quanto si possa immaginare. A Configno, per l’appunto, c’è un angolo di Paradiso realizzato da Pier Luigi Betturri, uomo che tiene alla sua terra, oltre che presidente del Trastevere Calcio: si tratta del Parco Oasi Orie Terme, tra cervi e daini, dove Elvira Spagnoli fa da guida e conduce gli “esploratori” lungo la passeggiata nel bosco. È lei a raccontarci, con voce emozionata, la straordinarietà del posto.

Chi sei, Elvira? Raccontaci.

«Ho lavorato in ospedale, sono pensionata da tre anni. Conoscevo relativamente il Parco Oasi Orie Terme. Nel 2020, una mia amica mi disse: “Sai che Pier Luigi Betturri sta cercando una guida per il parco?”. Dopodiché, mi propose. Decisi di iniziare quest’avventura: parlai con Pier Luigi a fine 2019, iniziai a condurre le passeggiate a inizio 2020. Lui mi ha dato in mano una bella carta, che penso di aver saputo sfruttare. A oggi ho anche una pagina Facebook, “Passeggiamo Insieme”, dove pubblico tutto ciò che riguarda il parco; vengono persone da ogni dove, è un luogo multietnico. E su Tripadvisor ci sono tanti bei commenti».

Avevi questa passione già da piccola? Hai dovuto studiare per svolgere questo ruolo?

«Vengo da una famiglia di contadini, la passione c’è sempre stata. Ma nessuno mi ha chiesto di studiare: mi sono documentata sulla famiglia Betturri, su come funzionava il parco ed essendo di Amatrice, conoscevo il “Bosco Sacro”, quell’angolo verde presente al suo interno. Lì sapevo che ci fosse da mangiare per animali e persone, perché una volta tutti vivevano grazie alle risorse della terra. Anche mia madre mi raccontava tante cose, essendo di San Benedetto (una frazione di Amatrice, ndr): lì andavano a prendere le castagne, per esempio. Pier Luigi non ha mai dimenticato l’amore per la sua terra e questo lo ha spinto a realizzare questo parco».

Quando nasce il Parco?

«La sua famiglia possiede il terreno dal 1610; Pier Luigi Betturri lo eredita nel 1985 e nel 2005 inizia con la recinzione. Porta dentro daini e cervi, inizia a realizzare i percorsi, a bonificarlo: prima non era praticabile. Ancora oggi, continua ad apportare migliorie.

Lui voleva lasciare un ricordo. Prima che arrivassi io, veniva aperto al pubblico in occasione della “festa degli Antichi Sapori” a Configno».

Com’è fatto il Parco?

«Dentro ci sono 7 cervi e 22 daini per 18 ettari di terreno e 3 chilometri di strada. È un parco un po’ mistico: nel percorso si incontrano opere religiose e artistiche. Betturri è appassionato di De André, ci sono due opere dell’artista genovese; c’è il “Cristo del Castagno”; una parte del parco è dedicata a San Francesco d’Assisi, con una lastra su cui è riportato il “Cantico delle Creature”. Prossimamente verrà aperta un’altra parte di parco, che i visitatori potranno scoprire dopo l’apertura. C’è un monolite su cui è inciso il testo di “Dolcenera” in un punto preciso, in cui c’è un convoglio di acqua che porta verso il cimitero di Configno. Per uscire dal parco vanno percorsi 140 gradini, che hanno un significato: rappresentano il Calvario, la crocifissione di Cristo. Tant’è che lì ci sono le tre croci, con le tre madri. Quella è l’unica salita che si fa: il percorso è in discesa o pianeggiante. Nel parco c’è anche la tomba di Soldino, un pony che Pier Luigi comprò a Porta Portese per non farlo uccidere e che portò ai bambini di Configno. Oggi è sepolto sotto le quattro querce. Troviamo anche sorgenti d’acqua, dato che recuperiamo tutto quello che il bosco ci dà. Il cemento utilizzato è pochissimo. L’ultima cosa realizzata è un mulino ad acqua».

Da dove arrivano i visitatori?

«Abbiamo avuto anche molti stranieri, alcuni provenienti dall’Ambasciata Giapponese. Scoprivano ciò che stavo dicendo attraverso la traduzione simultanea del loro telefono! Le persone restano sbalordite quando entrano nel parco: vedono i daini, due di loro mangiano dalle mani dei visitatori. Si rendono conto dell’angolo di Paradiso che è. Recentemente abbiamo organizzato una passeggiata con 12 famiglie provenienti da Roma, per la fine della scuola: un’occasione per mangiare insieme nell’area picnic del parco e passare una giornata in natura».

E gli animali hanno imparato a “convivere” coi visitatori?

«Ovviamente, quando le persone entrano ci sono anche io: riconoscono me, la mia voce, l’odore del granturco. Ma tendo a guidare massimo 30 persone alla volta: preferisco la qualità piuttosto che la quantità. Chi viene, deve passare un bel pomeriggio, nella spensieratezza».

Invece, il vostro rapporto con gli animali del parco?

«I due daini che si avvicinano si chiamano Girolamo e Filippo, sono nomi che ha dato Pier Luigi! I cervi, invece, hanno nomi di costellazioni. Loro sono più schivi e per fotografarli devo andare di sera. Ma se arriva Pier Luigi con la sua Jeep, suona e arrivano. Riconoscono il rumore! Tra loro, daini e cervi vanno d’accordo. Ma ci sono anche altri animali: le volpi entrano ed escono, senza arrecare disturbo; nel laghetto ci sono le carpe, le trote e i tritoni».

Credi che le persone del posto si rendano conto di che cosa è veramente il Parco?

«Molti, sicuramente, lo apprezzano. Chi viene da fuori, lo adora. Tantissimo. Basta leggere i commenti sui social».

E credi che ci sia bisogno di dargli valore?

«Non ci si rende conto della grande risorsa che è il Parco. Tantissime persone vengono qui, mi chiedono dove andare a mangiare, dove andare a dormire, dove prendere un caffè. Molte di loro mi raccontano poi le esperienze nel paese».

«Io mi godo la bellezza del Parco. Non lo lascerei mai per andare a fare altro.»

Per quanto tempo ti vedi ancora lì, a fare da guida?

«Pier Luigi e la sua famiglia mi fanno sentire una di loro, come se fossi la padrona del parco. Ma se un domani lui decidesse di voler chiudere o mi chiedesse di andare via, sarei pronta a riconsegnare le chiavi. È comunque una domanda difficile. Io mi godo la bellezza del Parco. Ma non lo lascerei mai per andare a fare qualcos’altro, qui ho a che fare con bravissime persone».

Come si prenota?

«Tramite il mio numero telefonico. Organizzo generalmente nel fine settimana, ad agosto e settembre tutti i giorni. Le passeggiate sono su prenotazione e bisogna essere puntuali, anche perché non lascio incustodito un gruppo che ha iniziato la passeggiata per raggiungere altre persone. Dopo la passeggiata, si va al museo di Configno, in cui ci sono diverse chicche».

Vuoi aggiungere qualcosa?

«Sì. Voglio ringraziare infinitamente Pier Luigi Betturri per avermi dato la possibilità di diventare la guida del suo Parco».


Leggi anche: 3 chilometri di dolcezza: tra cervi e daini al Parco Oasi di Configno, il nostro viaggio nel Parco Oasi Orie Terme tra natura, animali e tre chilometri di percorso.

Exit mobile version