Così Amatrice conquistò Adriano Celentano e divenne un set: i sei mesi di “Serafino”
Nel 1968 Pietro Germi trasformò Amatrice e i Monti della Laga nel set di “Serafino”. Per quasi sei mesi Adriano Celentano visse tra la troupe, La Conca e la comunità amatriciana.
Amatrice è stata la seconda casa per tantissimi vip. Uno di questi è stato Adriano Celentano. Il racconto di questa straordinaria adozione lo fece “Matrù”, 13 anni fa.
Febbraio 1968. È sera, ad Amatrice nevica e al ristorante-albergo “La Conca” – distrutto dal sisma del 2016, oggi lo trovate nel Polo del Gusto – entrano due uomini vestiti elegantemente, con abiti “cittadini”. Chiedono di cenare e, durante la serata, rivolgono al proprietario, il leggendario chef amatriciano Gabriele Perilli, una domanda insolita: quante camere avete?
Sono dodici. Ma sono occupate. Per quella notte non importa, rispondono i due. Avrebbero però bisogno dell’albergo da maggio fino a dopo l’estate.
Uno dei due uomini è Pietro Germi, regista e produttore cinematografico. Sta preparando un nuovo film e ha scelto il territorio dei Monti della Laga, e in particolare Amatrice, per girarne molte scene. Gli serve un luogo nel quale ospitare la troupe e soprattutto il protagonista.
Quel protagonista è Adriano Celentano.
È così che “La Conca” diventa il campo base della troupe di “Serafino”, pellicola che uscirà nelle sale alla fine del 1968 e che contribuirà a legare per sempre il nome di Celentano a quello di Amatrice.
Il Molleggiato uno di noi
Per quasi sei mesi Celentano vive e lavora nel territorio amatriciano. E lontano dal set, almeno secondo i ricordi di chi trascorse con lui quei mesi, il “Molleggiato” è molto diverso dall’immagine della star irraggiungibile.
“Non si dava arie per niente, amava scherzare e parlare con tutti noi e, soprattutto, era un gran dormiglione”, ci raccontò Gabriele Perilli nel 2013.
Le giornate della troupe spesso terminano molto tardi. La mattina, mentre gli altri sono già pronti per tornare sul set, Celentano continua a dormire. Capita così che sia proprio Gabriele ad andare in camera per svegliarlo, arrivando persino a muovergli il letto pur di convincerlo ad alzarsi.
La domenica, giorno di riposo dalle riprese, Celentano passeggia invece per Amatrice dopo essere andato a messa. In quei mesi ha modo di conoscere non soltanto il paese, ma anche le montagne che lo circondano.
Perilli ricordava di averlo accompagnato nell’azienda agricola di famiglia, poco distante dal centro storico. Celentano amava particolarmente un cavallo nero e spesso lo montava per lunghe galoppate. Claudia Mori, compagna di una vita del “Molleggiato”, ne rimase talmente colpita da pensare di portarlo a Milano. Alla fine, però, il cavallo rimase ad Amatrice.
Quelle sere alla Conca
La presenza di Celentano trasforma anche la vita del ristorante. La voce si diffonde rapidamente e “La Conca” diventa un punto di richiamo.
In una delle serate organizzate nel locale, Celentano canta a lungo davanti ai presenti. Il ristorante è pieno e tanta gente rimane anche all’esterno. Una situazione che costringe persino i carabinieri a essere presenti per evitare problemi.
Per “La Conca” è anche un’incredibile occasione di notorietà: ormai tutti conoscono quel ristorante di Amatrice come “il posto dove dorme Celentano”.
Amatrice diventa il set di Serafino
Ma il rapporto tra Serafino e Amatrice va molto oltre l’albergo. Le montagne, il cielo, le strade e diversi luoghi della città entrano nel film. L’aula consiliare del Comune viene trasformata nel tribunale nel quale si svolge il processo al protagonista. Nel film si vede anche l’orfanotrofio fondato da Don Minozzi, mentre numerosi abitanti di Amatrice partecipano alle riprese come comparse.
Il legame con il territorio fu quindi reale e profondo: Amatrice non fu semplicemente lo sfondo scelto per alcune scene, ma diventò parte della storia raccontata da Germi.
Dopo una pausa nel mese di luglio, durante la quale Claudia Mori diede alla luce la figlia Rosalinda, le riprese ripartirono e arrivarono a conclusione. Celentano e la troupe lasciarono Amatrice, ma qualcosa di quei mesi rimase.
Ancora oggi Serafino rappresenta una straordinaria testimonianza cinematografica del territorio amatriciano di quegli anni: i paesaggi dei Monti della Laga, le vie del paese, i luoghi e i volti di una comunità finiscono dentro una delle pellicole più popolari interpretate dal “Molleggiato”.
E forse è proprio questo il particolare più affascinante di questa storia. Per alcuni mesi del 1968 uno dei personaggi più famosi dello spettacolo italiano non fu semplicemente un attore arrivato ad Amatrice per girare un film. Per quasi sei mesi, Adriano Celentano fu un po’ amatriciano anche lui.
E chissà, magari lo è ancora oggi, alla soglia dei 90 anni.





