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L’eredità di Terremosse

L’eredità di Terremosse

SESAMxAmatrice: oltre duecento architetti da tutta Europa

L’esperienza con i più di 200 architetti che hanno fatto brulicare Amatrice di giovani vite volenterose, di respiri affaticati dal lavoro, del suono di martelli e trapani, ha cambiato la prospettiva dell’architettura al servizio del cittadino: il bello nel moderno e l’artigianato funzionale.

I materiali nuovi e vecchi si sono interconnessi per creare inedite architetture e nuovi riferimenti nel paesaggio che ancora si sta riformando.

Nuovi luoghi e nuovi riferimenti

Il depopolamento non riguarda solo numeri, quantità, abitanti, ma anche la perdita del senso di comunità e di riferimenti identitari.

Luoghi, spazi, realtà, in uso prima del 2016 o in un passato più lontano, possono accompagnare residenti, visitatori e ritornanti nel presente: un riferimento, un punto fermo anche in contesti di precarietà.

Sono venuti da tutta Europa e qualcuno ha anche attraversato gli oceani per essere qui nei primi giorni di luglio e oggi, dopo la Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana alle porte di settembre, sembra un’estate fa.

I giovani architetti hanno fondato otto nuove architetture in altrettante frazioni di Amatrice, strutture che sono diventate parte dello skyline e delle piazzette, luoghi di ritrovo e quinte interattive per le feste di paese.

La progettazione ha valorizzato il legno e l’arenaria, la pietra sulla quale ogni nostra vita è stata fondata qui sui Monti della Laga e la toponomastica popolare ha inventato nuove nomenclature per vecchi luoghi di ritrovo, che i cittadini riconoscono ormai anche come “lì dagli architetti” o “la tettoia”, dando soprannomi alle opere create.

Tutto questo riflette la necessità di darsi dei nuovi nomi e di ricreare uno spazio nel quale riconoscersi e ritrovarsi.

Quando cambiano le città, cambiano i cittadini

La Cooperativa Radici e Ali ha avuto modo di confrontarsi con il team organizzativo e la prima conclusione concorde alla quale si è giunti è che nel momento in cui cambiano le città, cambiano i cittadini.

Non banalmente, non perché una città non c’è più, ma proprio perché ne esiste un’altra.

I rapporti tra vicini sono cambiati, si sono create nuove combinazioni insediative che non saranno definitive.

Con la collocazione nelle SAE, ormai 10 anni fa, i cittadini sono stati ridistribuiti sul territorio e la frazione Collemagrone è diventata la “Nuova Amatrice”, così come alcune frazioni hanno vissuto l’abbandono, per esempio Castel Trione è accorpata logisticamente a Preta e moralmente a Capricchia per i numerosi vincoli di parentela.

A Collemagrone e nelle altre “aree SAE” gli amatriciani ricevono posta secondo i loro indirizzi originari, ma l’assegnazione delle Soluzioni Abitative di questa lunga Emergenza non è avvenuta secondo criteri urbanistici preesistenti.

Con la restituzione delle abitazioni ricostruite si stanno creando dei vuoti, i nuovi rapporti di vicinato sono destinati a sfaldarsi così come sono adesso, nell’Amatrice del futuro prossimo.

Non solo i domicili e le residenze, ma anche le attività commerciali e i servizi ricollocati nei due centri commerciali, hanno vissuto un rimescolamento che in alcuni casi ha determinato l’insuccesso di storiche botteghe e l’emergere di altre o un doversi reinventare.

Dopo lo spazio, il tempo è un altro fattore, la quarta dimensione di questo problema.

Le urgenze sociali emerse da Terremosse

L’esperienza “Terremosse” ha fatto emergere, sotto gli occhi di tutti, le urgenze sociali delle quali in cuor nostro, già eravamo consapevoli, ma che non possono più essere ignorate.

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