Ecco perché c’è ancora più bisogno di “Matrù”
di Daniele Galli
Dieci anni sono un tempo lungo. Abbastanza lungo perché un territorio cambi, perché nuove sfide si affaccino all’orizzonte e perché mutino gli strumenti attraverso i quali le comunità si raccontano e vengono raccontate.
Per questo, a distanza di un decennio dall’ultima uscita, “Matrù” torna oggi con un progetto profondamente rinnovato.
Non si tratta di una semplice ripartenza né di un’operazione nostalgia. Al contrario, è la consapevolezza che oggi più che mai il nostro territorio abbia bisogno di uno strumento capace di raccontarlo, valorizzarlo e proiettarlo oltre i propri confini.
Un Matrù che allarga lo sguardo sull’Appennino
Se la prima esperienza di “Matrù” era infatti fortemente legata alla Conca Amatriciana, la nuova stagione allarga lo sguardo e abbraccia un’area molto più vasta: Amatrice, Accumoli, Cittareale, Posta, Borbona e Leonessa. Un territorio che condivide storia, tradizioni, paesaggi, relazioni economiche e sociali, ma che troppo spesso continua a essere percepito come una somma di realtà separate anziché come un sistema territoriale capace di esprimere una propria identità comune.
“Matrù” nasce anche per contribuire a colmare questa distanza. Viviamo in un’epoca in cui l’attenzione è la risorsa più preziosa. I territori competono ogni giorno per attrarre visitatori, investimenti, nuove opportunità e persino nuovi abitanti. In questo scenario, la capacità di comunicare in modo efficace non rappresenta più un elemento accessorio, ma una vera e propria leva strategica di sviluppo.
Un progetto editoriale glocal
Per questo “Matrù” sarà un progetto editoriale glocal: profondamente radicato nei luoghi che racconta, ma capace di dialogare con delle audience molto più ampie.
Lo farà attraverso un ecosistema di comunicazione integrato: un sito web costantemente aggiornato, una rivista cartacea distribuita sul territorio, canali social, produzioni video e, nelle nostre intenzioni, un canale YouTube. Strumenti diversi, ma accomunati dallo stesso obiettivo: costruire un racconto contemporaneo e credibile delle nostre comunità.
Raccontare il territorio anche a chi vive lontano
La sfida non è soltanto informare chi vive qui. È anche raggiungere chi è partito, chi torna nei fine settimana, chi conserva un legame affettivo con questi luoghi e chi potrebbe scoprirli per la prima volta.
In questo senso, la scelta di affiancare all’edizione italiana dei contenuti in lingua inglese rappresenta un passaggio fondamentale. Significa rendere il territorio accessibile a un pubblico internazionale, ampliare la platea dei lettori e offrire una finestra permanente sul mondo a un’area che ha molto da raccontare e molto da offrire.
Oggi più che mai, infatti, i confini geografici contano meno dei confini comunicativi. E un territorio esiste davvero soltanto se riesce a raccontarsi.
Una voce, una piazza aperta, un biglietto da visita collettivo
Il “Matrù” del 2026 vuole essere questo: una voce autorevole, una piazza aperta, un biglietto da visita collettivo. Uno strumento al servizio del territorio, delle sue energie migliori, delle sue imprese, delle sue associazioni, delle sue istituzioni e delle persone che ogni giorno contribuiscono a mantenerlo vivo.
Dieci anni dopo, il nome è lo stesso. Ma l’ambizione è molto più grande.
