Il 31 ottobre si tinge di viola sul lago abruzzese
Una sfumatura originale, un profumo inconfondibile, e occhi profondi, queste sono le caratteristiche più evidenti di questa antica varietà che sembra la descrizione di una persona.
È una compagna della vita della cittadina di Campotosto, abbandonata in favore di varietà più produttive perché a bassa resa e con molto spreco per via degli “occhi”, i bitorzoli, molto pronunciati che ne testimoniano l’antichità.
Il recupero dell’antica Patata Turchesa
Questo ha decretato il suo declino, finendo quasi nel dimenticatoio e poi rivalutata in tempi recenti grazie a progetti di recupero del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (“Rete degli Agricoltori Custodi” del 2000 e “Cerere” del 2009 per quanto riguarda l’Abruzzo, “Feronia” 2012 per le produzioni nel reatino che hanno coinvolto anche Amatrice e Accumoli).
La patata turchesa è stata una delle protagoniste del recupero delle antiche varietà in centro Italia, divenendo poi anche Presidio Slow Food e riconosciuta come AVC, “Antica Varietà Colturale”.
La Sagra della Patata Turchesa a Campotosto
Così importante per l’economia locale, meritava una festa tutta sua, una sagra per celebrarla e farla conoscere ai visitatori del piccolo centro abruzzese e del suo stupefacente lago nel quale si ammira il riflesso del Gran Sasso.
Il basso contenuto d’acqua la rende adatta ad essere impiegata in una vasta gamma di preparazioni, alcune delle quali verranno preparate per la Sagra.
L’appuntamento è a pranzo, a partire dalle 12.00 presso la “Casa degli Alpini” dove verranno serviti piatti a base di patata turchesa, l’eccellenza del territorio declinata alla maniera della tradizione, per ritrovare il calore della comunità e i sapori della propria terra.
Patata Turchesa: è viola o turchese?
Chiaramente viola, dalla polpa bianca e soda, non deve il suo nome al colore. Viene coltivata in Abruzzo fin dal XVIII secolo e venendo da molto molto lontano, dall’aspetto un po’ insolito, era “turchesca”, una cosa “un po’ turca”, strana e straniera, “turchesa”.
L’esempio più etimologicamente lampante è il gran-turco, “mais” per il popolo che lo coltivava nel Nuovo Mondo.
Una patata troppo particolare ed esotica agli occhi degli abruzzesi del ‘700 e anche il suo bellissimo piccolo fiore screziato d’azzurro era molto diverso dal quello delle altre patate.
Le proprietà della Patata Turchesa
L’ideale sarebbe consumarla con tutta la buccia che è ricca di antociani, in preparazioni al forno e al vapore per preservarne tale proprietà.
È naturalmente ricca di selenio, l’oligoelemento che combatte i radicali liberi ed povera di sodio; il potere antiossidante della patata turchesa risiede quindi tanto nella buccia che nella polpa.
La capacità di sopravvivere ad altitudini superiori rispetto alle comuni patate, l’ha resa una delle basi dell’alimentazione campotostara per tanto tempo, prima dell’arrivo di qualità più produttive e anche questa possiamo definirla una sua “proprietà”, utile alla specie quanto al consumo umano.





