Nel giugno del 1944 ventisette amatriciani impedirono ai nazisti in ritirata di far saltare la diga di Scandarello, scongiurando conseguenze devastanti per la Valle del Tronto. Una storia di coraggio rimasta scolpita nei nomi della lapide che ancora oggi li ricorda.
Il Lago di Scandarello, uno dei simboli di Amatrice
Il lago di Scandarello è uno di quegli elementi riconoscibili e riconducibili senza fare fatica ad Amatrice e nelle zone limitrofe. Anche perché, arrivando da Roma – e dai comuni che seguono la Capitale – resta dopo Pizzo di Sevo e i Monti della Laga il primo tratto distintivo ad apparire di fronte agli occhi dei visitatori: un grande bacino d’acqua artificiale; un chilometro quadrato ospitante diverse specie di creature marine e volatili; e poi, una volta superate le curve e i cartelli relativi ai punti di ristoro di zona, l’inconfondibile diga.
Quest’ultima è presente dall’ormai lontano 1924, ma ha rischiato parecchio a metà del secolo scorso. Più precisamente, durante il periodo di permanenza delle forze naziste in Italia.
Un atto necessario: salvare la diga di Scandarello
Siamo nel 1944: i nazisti presenti in Italia e stabilizzati (anche) ad Amatrice attuano un piano per cercare di coprire la propria ritirata. L’idea è quella di piazzare mine intorno alla diga per abbatterla e liberare il bacino d’acqua verso la Valle del Tronto. Una soluzione che comporterebbe danni catastrofici per numerosi comuni della zona, tra cui quello di Ascoli Piceno.
È Marianna Valentini a recepire il pericolo, esaminando un biglietto del capo guardiano della diga, Giovanni Blasi, prigioniero dei nazisti: il partigiano Alfredo Muzi raduna altri 26 compagni, tra cui la signora Valentini, per disinnescare gli ordigni nella notte. Un’operazione tanto difficile quanto necessaria. E, alla fine, riuscita, il 17 giugno del 1944.
50 anni dopo, una targa in marmo coi nomi dei 27 eroi amatriciani viene affissa nei pressi della diga del Lago di Scandarello, transitabile su mezzo. A più riprese, i protagonisti di quella miracolosa notte hanno ricostruito la vicenda. Con un mix di emozione, paura, coraggio.
Oggi, la loro anima è scolpita proprio su quella diga che salvarono. Non solo: una via di Amatrice è intitolata proprio ad Alfredo Muzi, promotore dell’atto eroico.
I 27 nomi che salvarono la diga
Blasi Giovanni, Bonamici Antonio, Bonamici Giuseppe, Bucci Giovanni, Bulzoni Antonio, Buffa Luigi, Cicchelli Tommaso, D’Annibale Nunzio, Di Luzio Leo, Di Sabbato Pasquale, Fontanella Luigi, Gabrieli Francesco, Laurenti Mario, Marri Mario, Mezzetti Mimino, Muzi Alfredo, Muzi Antonio, Pellicciari Francesco, Pensa Giuseppe, Perilli Angelo, Perilli Sante, Piccionetti Arturo, Serafini Luigi, Serafini Silvio, Sorrentino Pasquale, Valentini Marianna, Zenobi Paolo.






