Uno scultore da riscoprire: Ghino Sassetti ad Amatrice e Accumoli
Le Vie Crucis in terracotta, l’arte sacra e le tracce lasciate dallo scultore ascolano nel territorio
Siamo all’interno della storica chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice, uno degli edifici religiosi che per secoli hanno segnato la storia e l’assetto urbano della città. Eretta dagli Agostiniani e originariamente dedicata a San Nicola di Bari, la chiesa reca sul portale della facciata la data 1428, testimonianza della sua fase quattrocentesca. Solo nel corso del ‘700 la chiesa assunse l’attuale dedicazione a Sant’Agostino, strettamente legata alla presenza dell’ordine religioso nell’annesso convento.
L’edificio, a navata unica, custodiva all’interno opere d’arte frutto di diversi periodi storico-artistici. L’attenzione si è sempre concentrata soprattutto sugli affreschi di Dionisio Cappelli tornati alla luce nel 1894: la Madonna della cintura con i santi Agostino e Monica e l’Annunciazione firmata e datata dal pittore. Accanto a queste testimonianze più antiche, l’interno della chiesa accoglieva opere appartenenti ad epoche successive, segno di una continuità artistica sempre viva.
Molto meno spazio sembra essere stato riservato, invece, a un’opera più recente: i 14 rilievi in terracotta realizzati nel 1944 dallo scultore ascolano Ghino Sassetti.
La Via Crucis di Ghino Sassetti a Sant’Agostino
I rilievi si trovavano lungo la parete di destra della chiesa di Sant’Agostino e rappresentavano le stazioni della Via Crucis, cioè gli episodi della Passione di Cristo. Queste scene accompagnavano la preghiera dei fedeli e permettevano loro di meditare sulla sofferenza di Gesù durante gli eventi che vanno dall’arresto e dal processo fino alla crocifissione e alla morte in Croce.
Nella prima formella, corrispondente alla I stazione della Via Crucis, è raffigurata la condanna a morte di Cristo a opera di Ponzio Pilato; segue la II stazione, con Gesù caricato dalla Croce. La III rappresenta la prima caduta di Gesù sotto il peso della Croce, mentre nella IV è rappresentato l’incontro di Cristo con la madre Maria. La V stazione è dedicata all’incontro con Simone di Cirene, chiamato ad aiutare Gesù a portare la Croce, e la VI all’incontro con la Veronica che lo asciuga. Seguono la seconda caduta di Cristo, nella VII stazione, e l’incontro con le donne di Gerusalemme che vengono consolate da Gesù, nell’VIII. La IX raffigura la terza caduta, mentre nella X viene spogliato delle vesti e abbeverato di fiele. Le ultime quattro stazioni conducono al momento culminante della Passione: l’XI rappresenta Gesù inchiodato alla Croce, la XII Gesù innalzato e morto in Croce, la XIII la Deposizione dalla Croce e, infine, la XIV la deposizione nel sepolcro.
Un racconto per immagini
Guardando le scene, Sassetti sembra pensare il ciclo come un racconto per immagini insistendo su una forte unità narrativa ma eterogenea. Lo scultore non utilizza uno schema compositivo identico per tutte le stazioni: nelle prime formelle c’è una componente architettonica molto evidente che quasi fa da scenografia; dalla terza formella l’architettura lascia spazio al paesaggio, alla folla e soprattutto qui domina la grande diagonale della Croce. Vediamo poi la VI stazione con l’incontro con la Veronica, qui Sassetti fonde l’architettura con la folla e pone l’attenzione dell’osservatore sul gesto della donna che asciuga il volto di Cristo conferendo una dimensione emotiva alla narrazione.
Una delle formelle più forti e drammatiche dell’intero ciclo è la XI stazione, raffigurante Gesù inchiodato alla Croce: il corpo disteso sulla Croce domina la composizione e concentra su di sé il pathos della scena. Le figure non sono semplici spettatori rispetto a quelle delle scene precedenti, poiché una parte dei personaggi è impegnata nella preparazione dell’inchiodamento mentre l’altra assiste: si crea quindi una contrapposizione tra chi materialmente compie il supplizio e chi ne è testimone.
Nella XII stazione, dedicata alla Crocifissione e morte di Cristo, Sassetti inserisce al centro la Croce di Cristo affiancata da quelle dei due ladroni, leggermente indietreggianti. L’immobilismo della parte superiore si pone in contrasto con la parte inferiore dove è presente una vasta folla ai piedi di Cristo che vive e manifesta il dolore con gesti e atteggiamenti di sconforto.
Le formelle prive di firma

Un elemento che merita, però, la nostra attenzione è che la scheda di catalogo del ciclo evidenzia che le tre formelle sono prive di firma di Sassetti e della data: la XIII stazione, nella quale Cristo viene deposto dalla Croce; la VII stazione con la rappresentazione della Seconda caduta di Cristo e una formella indicata nella documentazione come Pietà sul Calvario. Proprio la Pietà e la Seconda caduta non sembrano pertinenti alle altre scene del ciclo: non è chiaro se possano essere attribuite con certezza alla mano di Sassetti.
Chi era Ghino Sassetti?
Ma chi era lo scultore di queste terrecotte? Per approfondire la sua figura ho contattato il nipote, il pittore Giuseppe Solimando, che mi ha gentilmente fornito delle informazioni sulla biografia dello zio. Ghino Sassetti nacque ad Ascoli Piceno il 2 novembre 1889, allievo dell’ascolano Giorgio Paci, esponente della famosa famiglia legata alla produzione di maioliche della città. Sassetti scolpì le sue opere in diversi centri dell’Italia centrale e fu anche docente presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Inoltre, si dedicò anche alla pittura appresa ad Urbino da Luigi Scorrano. L’arte sacra ha sempre occupato per l’artista un posto privilegiato nel quale esprimere maggiormente la propria sensibilità religiosa.
Nel 1944 realizzò la Via Crucis nella chiesa di Sant’Agostino e questo è testimoniato da numerose formelle che recano la firma << G. Sassetti Ausculanus 1944 >>. La scelta della terracotta potrebbe essere stata favorita anche dal suo costo generalmente più contenuto rispetto a materiali come il marmo o il bronzo, considerando le difficoltà economiche e materiali degli anni della Seconda guerra mondiale. Non vi sono tuttavia documenti che confermino questa motivazione per il ciclo amatriciano. Allo stato attuale non conosciamo il committente né sappiamo quale occasione determinò la realizzazione del ciclo proprio nel 1944 e perché proprio vennero scelte le stazioni della Via Crucis. Quello che possiamo dire è che in quello stesso anno, nel giugno del 1944, il territorio di Amatrice fu coinvolto nelle vicende legate alla ritirata delle truppe tedesche che poi culminò nell’episodio della diga del lago Scandarello, minata dai tedeschi e salvata dall’intervento di alcuni cittadini e cittadine.
Una chiave di lettura potrebbe essere il voler ribadire, attraverso la sofferenza di Cristo, il tragico momento che stava vivendo il territorio amatriciano in quel momento storico. Non è tuttavia possibile stabilire con certezza se la scelta del tema della Passione fosse direttamente connessa agli eventi bellici.
Le opere di Sassetti ad Accumoli e Piandimeleto
Nel 1942, due anni prima del ciclo amatriciano, Sassetti aveva realizzato per la chiesa di San Francesco ad Accumoli una Via Crucis in terracotta. Rispetto alla Via Crucis amatriciana, quella accumolese risulta meno rifinita e più essenziale. Inoltre, il Catalogo dei Beni Culturali documenta a Piandimeleto (Pesaro-Urbino) un ciclo della via Crucis sempre di Ghino Sassetti realizzato nel 1948, ma questa volta non in terracotta bensì in pietra. Forse la Passione era un tema caro al Sassetti? Rimane un’ipotesi.
Le ferite del terremoto
La storia della Via Crucis di Sassetti si intreccia inevitabilmente con quella recente e dolorosa di Amatrice. Il terremoto del 24 agosto 2016 ha provocato numerosi danni anche alla chiesa di Sant’Agostino e purtroppo ha colpito anche le formelle del Sassetti. Le formelle erano già state colpite in precedenza dal terremoto del 1979 e in quell’occasione alcune di queste avevano subito dei rifacimenti. Nonostante il terremoto del 2016,il ciclo si è conservato complessivamente in buono stato, fatta eccezione per la IV stazione, raffigurante l’incontro di Gesù con la madre Maria, che a causa del sisma è risultata plurifratturata e ha necessitato di un mirato intervento di restauro.
Questa formella rappresenta la sofferenza di Cristo che si affianca a quella di sua madre, costretta ad assistere al doloroso cammino del figlio verso il Calvario. Senza voler a tutti i costi trovare un significato a questo, sicuramente fa riflettere che una delle scene più cariche di significato e di drammaticità porta con sé le ferite del sisma che ha segnato Amatrice e la sua comunità.
Le formelle sono state recuperate e messe in salvo nel settembre 2016 ed oggi sono custodite in appositi depositi, in attesa di ritornare sulle pareti della nostra Sant’Agostino.
Arte e devozione tra Amatrice e Accumoli
Dal colloquio con Giuseppe Solimando è emersa anche un’altra testimonianza del rapporto fra arte e devozione nel nostro territorio. Il pittore mi ha raccontato di aver realizzato un ex voto raffigurante Santa Rita da Cascia, su richiesta di un cittadino di Accumoli che desiderava ringraziarla dopo il buon esito di un intervento chirurgico. Nella fotografia da lui fornita, la santa indossa l’abito religioso e tiene una rosa fra le mani, rivolgendo lo sguardo al Crocifisso; alle sue spalle, un angelo sostiene una corona di spine. Pur nate in epoche e circostanze diverse, la Via Crucis dello zio e l’ex voto del nipote testimoniano il legame fra arte sacra e devozione nel territorio di Amatrice e di Accumoli.
A distanza di oltre ottant’anni, quelle terrecotte continuano a raccontare una parte della storia di Amatrice e del territorio circostante e, insieme, quella di uno scultore, Ghino Sassetti, che merita di essere riscoperto e ricordato.







