Accumoli, dieci anni di cammino: quando le radici diventano una responsabilità per il futuro

Accumoli, dieci anni di cammino: quando le radici diventano una responsabilità per il futuro

Il 10 ottobre il decennale di Radici Accumolesi in Marcia: memoria, territorio e nuove prospettive per una comunità profondamente trasformata dal sisma

Ci sono anniversari che invitano a guardare indietro e altri che, proprio perché segnano una distanza temporale importante, costringono a interrogarsi su ciò che viene dopo. Il decennale di Radici Accumolesi in Marcia appartiene a questa seconda categoria. Sabato 10 ottobre, nella scuola Agostino Cappello di Accumoli, l’associazione riunirà istituzioni, associazioni, studiosi e realtà che in questi anni hanno condiviso un tratto di strada, per segnare dieci anni di attività.

Il titolo scelto, Un cammino di persone, territori e valori, è, in questo senso, più significativo del semplice anniversario. Perché racconta un lavoro che nel tempo ha cercato di tenere insieme dimensioni diverse: la storia di una comunità, la conoscenza del territorio, la conservazione delle testimonianze e la necessità di immaginare nuove prospettive per un luogo profondamente trasformato dal terremoto del 2016.

Custodire l’identità di un territorio trasformato

Il terremoto, naturalmente, costituisce lo spartiacque inevitabile di questi dieci anni. Ma sarebbe riduttivo leggere l’esperienza di Radici Accumolesi in Marcia soltanto attraverso la ricostruzione post-sismica. Il percorso dell’associazione si è infatti sviluppato anche intorno a una domanda più ampia: che cosa significa custodire l’identità di un territorio quando quel territorio ha perduto una parte consistente della propria materialità?

La risposta non può essere affidata soltanto alla conservazione degli edifici. La memoria di un luogo è fatta anche di fotografie, documenti, racconti, consuetudini, percorsi, relazioni e nomi. È una materia dispersa, spesso fragile, che rischia di diventare irrecuperabile proprio quando le trasformazioni fisiche del territorio rendono più difficile riconoscerla.

È su questo terreno che si collocano alcuni dei progetti sviluppati dall’associazione negli ultimi anni. Accumoli e le sue radici, per esempio, è stata una raccolta e conseguente restituzione di materiali della comunità attraverso strumenti differenti: dalla documentazione fotografica e audiovisiva alla memoria orale, dalle mappe alla ricostruzione digitale del patrimonio architettonico. Il progetto ha coinvolto, accanto alle realtà locali, l’Università di Essex e l’Università di Krems, contribuendo a costruire una sorta di archivio diffuso della comunità accumolese.

È un aspetto che merita attenzione perché sposta il concetto di patrimonio fuori dalla sola dimensione monumentale. Conoscere un territorio significa anche ricostruire le relazioni che lo hanno reso abitabile e riconoscibile nel tempo. In questa prospettiva, la memoria è una forma di conoscenza necessaria per poter affrontare il futuro.

Una giornata tra istituzioni, archivi e università

Non è casuale, dunque, che la giornata del 10 ottobre metta insieme soggetti molto diversi. Alla presenza del Commissario alla ricostruzione Guido Castelli, dell’assessore regionale alla ricostruzione Manuela Rinaldi e del sindaco di Accumoli Mauro Tolomei, il programma prevede infatti anche gli interventi delle associazioni, degli enti e delle università che hanno collaborato con Radici Accumolesi.

La presenza degli Archivi di Stato dell’Aquila e di Rieti, con una piccola esposizione di documenti dedicati ad Accumoli, introduce l’elemento della fonte storica. In un territorio nel quale il terremoto ha reso drammaticamente evidente la vulnerabilità della memoria materiale, riportare documenti e testimonianze dentro la comunità significa restituire profondità temporale a un paesaggio che rischia altrimenti di essere letto soltanto attraverso ciò che è accaduto negli ultimi dieci anni.

È anche il motivo per cui la presentazione del libricino Dieci anni fa… Tra presente e futuro acquista un significato che va oltre quello editoriale. Il titolo contiene una tensione fra due tempi: da una parte ciò che è stato raccolto e conservato, dall’altra ciò che ancora deve essere costruito. Nel mezzo c’è il presente, cioè il momento nel quale una comunità deve decidere quali elementi della propria storia considera ancora necessari per riconoscersi.

La giornata prevede inoltre un momento dedicato alle prospettive future, con la presentazione dei progetti sviluppati per il territorio, e un contributo audiovisivo di Adriano Piscitelli dedicato ai dieci anni di attività dell’associazione. Anche qui il filo conduttore è quello della restituzione di un percorso: mostrare ciò che è stato fatto per capire quali possibilità possano aprirsi adesso.

Memoria e ricostruzione, dieci anni dopo il sisma

In questo senso, il decennale di Radici Accumolesi in Marcia arriva in un momento particolare per Accumoli. Il 2026 è anche l’anno nel quale il territorio del cratere ha raggiunto il decimo anniversario del sisma e nel quale la ricostruzione continua a rappresentare una delle principali questioni aperte per le comunità colpite. Il confronto fra memoria e ricostruzione diventa quindi inevitabile: ricostruire non significa soltanto ripristinare edifici, ma decidere quali relazioni con il territorio debbano poter continuare a esistere.

È una questione particolarmente delicata per Accumoli, dove la dispersione territoriale delle frazioni e la trasformazione profonda dell’assetto abitativo rendono il tema della comunità inseparabile da quello dei luoghi. Anche per questo il lavoro sulla memoria assume una funzione concreta: conservare le tracce di ciò che è esistito significa fornire alla ricostruzione una conoscenza che altrimenti rischierebbe di perdersi insieme alle forme materiali che la custodivano.

Quando le radici servono a immaginare il futuro

Il valore di un anniversario, allora, può stare proprio nella possibilità di sottrarsi per un momento alla retorica della ricorrenza. Dieci anni sono abbastanza per fare un bilancio, ma non abbastanza per considerare concluso un percorso che riguarda un territorio ancora alle prese con trasformazioni profonde.

Il cammino evocato dal titolo della giornata riguarda dunque persone, territori e valori, ma soprattutto la relazione fra queste tre dimensioni. Le persone sono quelle che conservano e trasmettono la memoria; il territorio è il luogo concreto nel quale quella memoria si è formata; i valori sono ciò che una comunità sceglie di portare con sé mentre il paesaggio intorno cambia.

Per Accumoli, forse, il senso più profondo di questo decennale sta proprio qui: le radici non servono soltanto a ricordare da dove si viene. Servono a capire che cosa, del proprio passato, può ancora orientare il modo in cui si vuole abitare il futuro.

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