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Quando nei paesi chiudono i bar

Quando nei paesi chiudono i bar

Campotosto, 22 agosto 2026

Accadono cose in certi luoghi di Appennino che sembrano fuori da tutte le rotte turistiche ma che in realtà, per chi ama la montagna e la vita di paese, sono il fulcro dell’interesse e delle azioni culturali più incisive.

Perché si fa cultura con costanza e dedizione, soprattutto dal 2017 in poi, anche in Alta valle dell’Aterno, nell’aquilano al confine col Lazio. Più precisamente sulle rive del lago di Campotosto, la bottega tessile di Assunta Perilli è ormai da anni un abituale ritrovo di scrittori e artisti, intellettuali e colleghi artigiani: un luogo, benché provvisorio, che facilita gli incontri e gli scambi e dove gli stessi scrittori e artisti amano presentare i loro lavori.

Scrittori, poeti e storie delle terre alte

Confermando la consueta predilezione per i temi della montagna, del turismo sostenibile e della vita nelle terre alte, l’archeologa della tessitura ospita questa raccolta di scritti e poesie dedicata alla vita nei paesi montani e realizzata in tandem da uno scrittore, Paolo Fiorucci (stanziale in un paesino della provincia di Chieti) e da un poeta (Amedeo Di Nicola, aquilano).

Sostenuti dall’ironica e acuta presenza di Gino Bucci che li accompagna nelle presentazioni e che ha aperto l’incontro con una sua poesia scritta per l’occasione, gli autori hanno illustrato la genesi e lo sviluppo del loro lavoro. Tra letture di stralci e poesie, qualche canzone dei cantautori più amati (su tutti il teramano Ivan Graziani) eseguita in modo originale e appassionato da Di Nicola.

Il bar come ultimo baluardo della vita di paese

Marcatamente poetica anche nella prosa, la raccolta è un intreccio di ricordi, evocazioni di luoghi in apparenza abbandonati ma ancora vivi e vitali, scorci di vicoli dove è passata e passa ancora tanta vita di gente comune: vita autentica che non si spegne fintanto che resta accesa la piccola luce dell’insegna del bar. Rifugio, luogo di confidenze e di verità, spazio fumoso e odoroso di birra in cui si può imbracciare una chitarra e cantare ma anche pensare all’amore, piangere, sentirsi soli o cercare compagnia. Il bar come ultimo baluardo (così definito da Fiorucci) di vita in un paese dell’entroterra appenninico da cui la gente se ne va ma dove a volte ritorna, per la stagione estiva oppure per sempre.

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