Quando Amatrice scoprì la De.Co.: il marchio che tutela le origini dei nostri prodotti
C’è un numero di Matrù che, se andate a ripescarlo, porta la data “Numero 1 – 2014”. In quelle pagine, tra un articolo sulla fibra ottica e uno sul Wi-Fi gratuito in piazza, raccontammo di un progetto che oggi, con il senno di poi, assume un significato che allora nessuno poteva immaginare: la nascita della De.Co. di Amatrice.
Erano gli anni dell’amministrazione Pirozzi, un Comune che guardava avanti e che aveva deciso di scommettere su uno strumento tanto semplice quanto potente: la Denominazione Comunale. Vale la pena ricordare di cosa si tratta, perché il marchio non ha perso nulla della sua attualità. Anzi, in un territorio che dal 2016 ha dovuto reinventare gran parte della propria economia, la De.Co. resta uno degli strumenti più concreti a disposizione di chi produce, coltiva e trasforma nella Conca amatriciana.
Cos’è la De.Co. e cosa significa Denominazione Comunale?
Acronimo di Denominazione Comunale, la De.Co. non è un marchio di qualità agroalimentare come la DOP o la IGP, riconosciute a livello europeo. È qualcosa di diverso e, per certi versi, di più intimo. È un marchio collettivo pubblico che il Comune registra e concede in uso a chi produce beni legati al territorio, dopo un iter di verifica e controllo. Non certifica standard produttivi sovracomunali, ma attesta un legame: quello tra un prodotto e la storia, le tradizioni e l’identità di una comunità precisa. È l’ente locale, in altre parole, a farsi garante del rapporto tra il prodotto e il luogo che lo ha generato.
Lo strumento nasce dall’intuizione del maestro Luigi Veronelli, che negli anni Novanta, sulla scia della legge 142 del 1990 sull’ordinamento delle autonomie locali, propose ai Comuni italiani di riappropriarsi della propria memoria gastronomica attraverso un marchio semplice da istituire e gestire in proprio.
Oggi dietro il marchio De.Co. c’è un’associazione fondata a Lecce il 22 aprile 2026, “ANDECO”, che punta, come si legge sul loro sito, “a preservare il patrimonio immateriale dei Comuni italiani e dare voce a chi custodisce i sapori, le tradizioni e l’identità dei territori”. Il suo presidente è il professor Roberto De Donno, uno dei massimi esperti italiani di marketing territoriale.
Perché Amatrice scelse la De.Co.
Nel 2014 l’amministrazione comunale annunciò la volontà di dotarsi di un regolamento per l’istituzione della De.Co., con la nomina di una commissione di esperti incaricata di vagliare le prime proposte. L’obiettivo, dichiarato a chiare lettere dal Sindaco dell’epoca Sergio Pirozzi, era identificare nel marchio uno strumento di marketing territoriale capace di valorizzare i prodotti tipici di Amatrice e della sua storia, distinguendoli dalle imitazioni e restituendo loro la giusta collocazione sul mercato.
Non un marchio buono per tutto, dunque, ma un tassello pensato per rivolgersi soprattutto ai produttori, ai ristoratori e ai commercianti del territorio: uno strumento a disposizione della categoria, prima ancora che una semplice etichetta da esporre. Tra i prodotti individuati come possibili candidati comparivano già allora le patate, il miele, il formaggio, il farro, la carne, gli gnocchi ricci e gli spaghetti alla amatriciana. Ossia, l’emblema più conosciuto della nostra cucina. Quello che più di ogni altro porta il nome di Amatrice nel mondo.
Fidelis Amatrix: il logo della De.Co. e il legame con la storia
A dare un volto alla De.Co. fu il consigliere comunale con delega alla cultura, Federico Capriotti, che nel luglio 2014 presentò il logo ufficiale: “Fidelis Amatrix”. Un marchio che riprendeva consapevolmente il motto storico che compariva sulla moneta battuta in passato dalla nostra città. Un richiamo diretto e non casuale: la fedeltà di Amatrice a se stessa, alla propria terra e ai propri prodotti, prima ancora che una trovata grafica.
La De.Co. come strumento di valorizzazione del territorio
Ciò che colpisce, rileggendo oggi quelle pagine, è la lucidità con cui il progetto veniva presentato: non un traguardo in sé, ma un tassello fondamentale che si inserisce in un contesto più ampio, insieme ad altri interventi, dai fondi europei alla connettività, dal sostegno ai piccoli Comuni ai progetti “cantierabili” pronti a intercettare le risorse dell’Unione. Era un pezzo di una strategia più grande per rendere Amatrice competitiva, capace di attrarre risorse e di far leva sulla propria identità come volano per l’economia locale.
Perché raccontare ancora oggi la De.Co. di Amatrice
A 12 anni da quella prima pagina di Matrù, il senso della De.Co. resta lo stesso. Anzi, forse è persino rafforzato. L’obiettivo era ed è ancora oggi quello di dare ai produttori di Amatrice uno strumento riconoscibile per raccontare la genuinità e la storia di ciò che portano in tavola, e dare a chi visita la Conca amatriciana un motivo in più per fidarsi di quello che trova sulla tavola.
In un territorio che lentamente sta rinascendo, anche un marchio comunale può diventare un piccolo, concreto atto di fedeltà alla propria terra. Soprattutto se affonda le proprie radici in una storia leggendaria, di cui il motto “Fidelis Amatrix” è fiera bandiera.
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