Da Capricchia al Sacro Cuore: nel segno di Padre Adolfo

Da Capricchia al Sacro Cuore: nel segno di Padre Adolfo

Un cammino tra memoria, devozione e leggenda sulle tracce del frate che volle riposare per sempre sulla montagna del suo paese

Capricchia, il punto di partenza

Il nostro viaggio inizia da qui, da Capricchia: una delle 69 frazioni che abbracciano Amatrice, la più alta, a ben 1.100 metri d’altitudine. Attraversiamo questi luoghi guidati dalla storia di un capricchiaro doc, che oggi riposa nella cappella posta sul Sacro Cuore (1.380 m).

A Capolavilla, nel ricordo di Padre Adolfo

Iniziamo il nostro percorso da Capolavilla, la parte alta del paese, dove si trova il busto di Padre Adolfo. Nato a Capricchia il 15 marzo del 1887, era un frate francescano che aveva fondato la sua intera vita sulla povertà. I suoi conterranei ricordano ancora con grande affetto quando, di ritorno da Roma — dove era diventato il custode del Santo Bambino della Basilica di Santa Maria in Aracoeli —, si fermava a mangiare nelle loro case, per poi richiamare tutti i bambini a recitare il rosario in piazza.

L’ultimo viaggio verso le radici

Capricchia racconta ancora con commozione il suo ultimo viaggio, il momento dell’affettuoso commiato a colui che non ha mai dimenticato le proprie origini. Le sue ultime volontà erano infatti legate indissolubilmente a questo borgo e al desiderio di riposare per sempre quassù.

Verso la cima: il Monte Ciuffa diventa Sacro Cuore

Percorrendo la strada che sale verso la vetta, ripercorriamo proprio quell’ultimo viaggio. Questo rilievo, in realtà, è il Monte Ciuffa: è diventato per tutti “Monte del Sacro Cuore” quando negli anni ’30 venne issata sulla cima una croce. Da quel momento Padre Adolfo sognava di portare sulla vetta una statua del Cristo.

Così arriviamo a metà degli anni ’60, quando un suo conterraneo fece realizzare la grande statua per esaudire il desiderio del Padre.

Fu un trasporto che si ricorda ancora adesso, come viene raccontato nel libro “Un uomo di Dio” di Rocco Guerini e come raccontano i capricchiari: la statua era molto pesante e non si riusciva a portare sulla sommità del monte. Usarono un elicottero e i più piccoli ricordano ancora oggi quella enorme statua che volava sulle loro teste, per poi essere posizionata su un basamento di cemento che, ancora, troviamo di fronte alla cappella.

Fu inaugurata il 22 agosto del 1965.

Dieci anni più tardi, Padre Adolfo lasciò la vita terrena per rimanere per sempre nei cuori dei suoi compaesani e legato a questa terra. Era il 10 marzo del 1975. La sua ultima volontà era quella di essere seppellito sul Sacro Cuore, e così fu, ma la nostra storia non finisce qui.

La pausa alla fonte e il cammino

Prima facciamo una sosta alla Fonte Cavicchia per riposarci e bere un po’ d’acqua fresca. Riprendiamo a camminare, la strada è ancora lunga, come la nostra storia.

L’ultimo viaggio di Padre Adolfo partì da Roma, passando per Piazza del Campidoglio e Via dei Fori Imperiali, per poi arrivare a Capricchia, dove lo aspettavano tutti i suoi compaesani per dargli l’ultimo saluto.

Non fu semplice realizzare le sue ultime volontà, e infatti all’inizio il corpo di Padre Adolfo fu tumulato nel cimitero di Preta, grazie anche alla generosità di Antonio Fiori, che gli offrì un loculo nella sua tomba di famiglia.

La cappella-piramide sul tetto del monte

Come abbiamo detto più volte, Padre Adolfo sognava di poter riposare, per sempre, su questa vetta.

Padre Marini, che raccolse l’eredità spirituale di Padre Adolfo, commissionò all’architetto Agata Guerra, anche lei di Capricchia, la realizzazione di una cappella votiva. Inizialmente doveva essere un’edicola aperta, poi venne realizzata una vera e propria cappella, come possiamo ammirare oggi. Ad aiutare Agata Guerra nella realizzazione troviamo anche l’ingegnere Eugenio Gigli e il costruttore Francesco Aniballi. È una piramide di cemento e vetro sulla cui sommità è stata posizionata la statua di Cristo, in protezione di tutta la conca amatriciana.

Tra leggenda, devozione e memoria

Questa storia non finisce qui, e si vela di leggenda: perché, come abbiamo detto prima, Padre Adolfo era stato seppellito nel cimitero di Preta, e allora i suoi compaesani, in una giornata uggiosa, andarono a “rubare” la salma e la portarono su, nella cappella, e la tumularono proprio seguendo le sue ultime volontà.

Che si tratti solo di una leggenda o di un fatto reale, la storia di Padre Adolfo si intreccia in modo indissolubile con quella di Capricchia, e il suo ricordo vive ancora in tutto il borgo. Ogni 22 agosto i suoi compaesani salgono in vetta per un momento di preghiera e uno di convivialità. Prima del tragico evento che ha colpito il territorio dieci anni fa, qualche giorno prima della festa si organizzava anche una solenne processione che dal Sacro Cuore scendeva fino al borgo, per poi concludersi tutti insieme con la tradizionale sagra della panonta. Un rito e una memoria che i capricchiari continuano a custodire e a far vivere, anno dopo anno, quassù a 1.100 metri d’altezza.

Informazioni prese dal libro “Un uomo di Dio” di Rocco Guerini e dai racconti dei miei compaesani.

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