L’Oreficeria Angioina nell’Appennino Centrale: la Croce Processionale di Borbona

L’Oreficeria Angioina nell’Appennino Centrale: La Croce Processionale di Borbona

Arte sacra, committenza angioina e devozione popolare nella storia di uno dei patrimoni più preziosi di Borbona

Nel panorama dei beni culturali ecclesiastici della Diocesi di Rieti, la Croce Processionale di Borbona rappresenta una delle testimonianze più significative e preziose di oreficeria medievale superstite nell’Appennino centrale. Custodito storicamente all’interno della Chiesa di Santa Croce, questo manufatto monumentale non è soltanto un oggetto di culto, ma un documento storico specchio delle dinamiche politiche, artistiche e istituzionali del XIV secolo

La Committenza Reale: Il Contesto Angioino (1320-1330)

L’opera è databile con precisione al primo trentennio del Trecento (1320-1330), un’epoca in cui il territorio di Borbona costituiva un nevralgico avamposto di frontiera del Regno Angioino. La corte di Napoli, sotto la guida di Roberto d’Angiò “Il Saggio”, promosse una sistematica politica di donazioni di arredi sacri monumentali verso le pievi e i santuari situati ai confini del regno.

Queste grandi croci in argento non assolvevano solo a funzioni liturgiche, ma fungevano da veri e propri simboli di sovranità e di coesione politica, sancendo visivamente il legame tra la corona napoletana e le comunità locali.

Attribuzione Critica: La Mano di un Maestro Orafo

Gli studi storico-artistici e i restauri condotti sul manufatto hanno permesso di ricondurre l’opera alla cerchia culturale di Andrea di Jacopo d’Ognabene, celebre orafo pistoiese attivo tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Il maestro, noto per il celebre Altare di San Jacopo a Pistoia, operò stabilmente all’interno delle committenze d’élite legate alla corte angioina, introducendo nell’area appenninica moduli stilistici raffinati ed elementi decorativi di chiara matrice transalpina.

Analisi Morfologica e Tecniche Esecutive

La croce si distingue per le sue dimensioni monumentali (115 centimetri di altezza per 70 centimetri di larghezza). La struttura portante è costituita da un’anima in legno su cui sono state applicate, tramite chiodatura, lamine d’argento dorato finemente sbalzate e cesellate a bulino.

Il valore artistico eccezionale dell’opera risiede tuttavia nel suo imponente corredo decorativo:

Gli Smalti Traslucidi: Lungo i bracci della croce sono incastonati ben quaranta smalti traslucidi policromi. Questa tecnica, estremamente complessa, prevedeva l’applicazione di smalti colorati su una base d’argento preventivamente incisa a bassorilievo, permettendo alla luce di filtrare e riflettersi sul metallo sottostante.

Il Programma Iconografico: Gli smalti raffigurano scene della Passione di Cristo, i quattro Evangelisti, la Vergine e San Giovanni Dolenti, oltre a figure di santi e profeti. I colori dominanti (blu profondo, verde smeraldo e rosso porpora) testimoniano l’altissimo livello tecnico dell’officina.

Il Valore Antropologico: La Continuità del Rito

La Croce di Borbona non è un reperto musealizzato e statico. Durante le festività settembrine in onore della Beata Vergine Maria, il manufatto viene rimosso dalla sua teca e portato solennemente a spalla dai fedeli in processione. Questo momento rappresenta la sintesi perfetta tra storia dell’arte e devozione popolare: l’ostensione pubblica della croce angioina riattualizza ogni anno un legame identitario lungo sette secoli, confermando la comunità di Borbona come custode consapevole di un patrimonio storico di valore universale.

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