La natura selvaggia dei Monti della Laga
Escursioni e avventure lungo sentieri millenari
La natura in autunno si tinge di sfumature accese ed è il momento ideale per venire ad Amatrice e ad Accumoli, tra i Monti della Laga, ad ammirare il foliage ed incontrare gli animali selvatici che dall’alba al tramonto frequentano boschi e campi attorno alla città e alle sue frazioni
Da qualche anno Agosto non è più lo stesso ma cerchiamo comunque di tornare ad una vita normale, c’è chi ci riesce e chi ancora non ce la fa, è comprensibile e anche il turista deve tenerne conto e rispettarlo.
Il terremoto ci può aver portato via tutto ma la natura non ce la può togliere nessuno e i nostri bei Monti della Laga sono sempre lì ad aspettare chiunque abbia voglia di partire per un’avventura.
Tra le cime dei Monti della Laga
Le cime non sono molte, ma sono imponenti e ai loro piedi ci sono le frazioni, Capricchia e Preta sono due di queste, le “ultime case accoglienti” prima dei boschi senza ombra di essere umano, con burroni e scarpate.
Pizzo di Sevo, Cima Lepri, le Recchie all’Asenu, Cima della Laghetta, Monte Pelone, il piccolo Sacro Cuore e il gigantesco Monte Gorzano.
Non che sia altissima, soltanto 2458 m slm (che però fanno di lei la cima più alta del Lazio), ci si arriva facilmente seguendo i sentieri segnati dal nostro C.A.I. Sezione Amatrice, ma è la più impegnativa tra le cime e richiede un po’ di esperienza e buonsenso.
Qualche viaggiatore ha il desiderio di arrivare sulla vetta, qualcun altro ha voglia di esplorare, passare più in basso in mezzo ai pungenti cespugli di more, di lamponi e ribes o tra le brughiere di mirtilli. Quando questi frutti di bosco sono maturi tutta l’aria profuma di acidulo e sembra di essere nei Paesi Scandinavi.
Il formiato di etile è la molecola che fa profumare i lamponi di se stessi ed è la stessa che si trova nello spazio, nel vuoto tra i pianeti.
L’universo profuma di Selva Grande d’estate.
Boschi antichi e abetine relitte
I boschi ai piedi, fino a mezza altezza, sono misti a macchie che in autunno creano un manto da animale selvatico dei toni del bruno, del rosso e arancio bruciato; sarebbe bello che la specie dominante fosse veramente il faggio com’è giusto che sia, ma negli anni ’60 lo scellerato rimboschimento ha introdotto aghifoglie estranei ai nostri ecosistemi che hanno cambiato tutto, a partire dal sottobosco, desertificandolo.
Il faggio è l’essenza più tipica, da secoli è apprezzata per il suo profumo e veniva utilizzata dalle famiglie in mille modi diversi, soprattutto per stagionare la carne di maiale in inverno e conferirle il caratteristico aroma.
Si alternano querce, castagni, ciliegi, alberi da frutto inselvatichiti, segno che un tempo lì c’è stata attività antropica che ha lasciato il segno nel territorio.
L’abete bianco non è ospite dei nostri boschi, siamo noi ad essere i suoi ed è qui da molto prima di tante altre essenze introdotte dagli esseri umani a scopo produttivo. Vengono comunemente definite “abetine relitte” sia per l’antichità di queste comunità che per la loro sporadicità e vivono qui veramente dall’“alba dei tempi”, dove si sono rifugiate per sopravvivere all’ultima Era Glaciale, quella di Würm.
Anche gli alberi migrano! Si lasciano trasportare dalle correnti aeree e acquatiche per germogliare in luoghi idonei alla loro sopravvivenza.
Leaving is Living!
Autunno tra foliage, funghi e suoni della montagna
Settembre e ottobre sono i mesi ideali per girare per i nostri boschi, assaggiare qualche noce, nocciola o castagna e ammirare il foliage.
Il bosco sembra infiammarsi di colori, dal giallo chiaro dei pioppi al rosso intenso dei peri selvatici. È un ottimo momento per riprendere la raccolta dei funghi iniziata in giugno-luglio piogge permettendo, a patto di possedere il patentino della Regione Lazio e di conoscerli molto bene, perché accanto al profumatissimo Boletus Edulis, il porcino e al Chantarellus Cibarius, il giallissimo “galletto”, abbiamo i tossici Amanita Muscaria e Boletus Satanas! Spettacolari abitanti del bosco, il fascino fatto fungo, l’uno fiabesco, la classica casa di fate e folletti e l’altro magico per la sua facoltà di cambiare colore vertendo al blu e al viola al taglio.
Se fate silenzio potete ascoltare i suoni della montagna: le lontane cascate, il richiamo delle nostre maestose aquile, dei fagiani e dei colombacci, il bramito dei cervi.
Un po’ di venticello fresco e un po’ di musica delle foglie che stormiscono.
Che pace infinita.
Un ritmo veramente lento che credo non esista in molti territori.
Gli incontri con la fauna selvatica
Adesso è il momento delle escursioni e delle passeggiate a piedi, a cavallo, dei giri poco prima del tramonto dalle parti delle frazioni San Martino, Ferrazza, Moletano, Prato, Santa Giusta, dove ai tesori d’arte si alternano i campi con gli armenti, quasi ottocenteschi.
Pecore, erba che ondeggia, staccionate, chiese in pietra e impalcature, pastori abruzzesi al ciglio delle strade, chi non è stato qui non può capire di cosa io stia parlando e vi consiglio di scoprirlo.
I più fortunati in queste escursioni possono osservare gli animali selvatici, soprattutto quelli di piccola taglia come i tassi, gli istrici, le nostre volpi, topolini campagnoli, indaffarati scoiattoli neri col pancino bianco e gli uccelli che non migrano e si godono gli ultimi mesi di tepore prima del lungo inverno, affaccendati nella ricerca di cibo.
Ancora più fortunato è chi riesce a scorgere daini e i lupi, magari un orso in cerca di bacche e radici.
Nocembre
Comincia il lungo mese che io e mia madre Livia chiamiamo “Nocembre”, lei scrisse anche una poesia per bambini così intitolata.
È quando gli animali del bosco si cominciano a preparare al letargo e c’è chi ammucchia noci, nocciole, castagne e ghiande nelle tane come gli scoiattoli o i ghiri che fanno un letargo parziale, oppure mangia a più non posso come gli orsi che si rifanno vivi a Primavera.
Nocembre
Nel cavo di un albero di legno marcente,
c’è un gran mucchio di noci e castagne;
solerte e mattiniero il proprietario
si liscia la coda e scende giù a terra.Risale, rosicchia, poi le conta di nuovo…
ne mancano un paio a riempire la tana,
“Devo essere svelto a fare le scorte,
Nocembre finisce e la neve è alle porte!”
Esplorare la montagna con rispetto
La natura intorno ad Amatrice e Accumoli non è eccessivamente pericolosa se affrontata giudiziosamente e prudentemente, ma soprattutto con rispetto.
Non avvicinate gli animali, non avventuratevi fuori dai sentieri, non raccogliete quello che non conoscete. Se c’è maltempo non andate in montagna perché, come dice il nostro “vicino di casa” marchigiano Giacomo Leopardi, la natura può essere anche matrigna, oltre che madre.
Fatevi un bel panino con il pane del forno e i nostri prodotti locali e partite per un’avventura nella natura selvaggia dei Monti della Laga.
