Il senso di un lutto
Dieci anni dopo il sisma, una riflessione sul valore del 24 agosto come giorno del silenzio e della memoria
«È questo il “domani” del terremoto. Non più il “24 agosto” – quando comunque continueremo a serbare grata e struggente memoria delle vittime – ma “ora”. È “adesso” il momento di vedere “oltre”, di scorgere il domani.» Mons. Domenico Pompili, dall’omelia del 24 agosto 2022.
Il 24 agosto è il momento del silenzio
Il 24 agosto è il momento del silenzio. Con tanti amatriciani ed accumolesi mi capita di parlare spesso di questa giornata. A dieci anni dal sisma, qualcuno si chiede se non sia il caso di ridurre il lutto cittadino. Io non sono d’accordo. È una mia opinione ovviamente, ma secondo me questa giornata dovrebbe rimanere sempre così. Un’intera giornata nella quale fermarsi.
Nel nostro mondo iperconnesso è difficile farlo. Siamo sempre sovrastimolati, presi dal correre sempre dietro l’ennesima emozione, l’ennesima dose di dopamina. Il tempo è relativo, dice la scienza ma anche il buonsenso: a me capita ripensando a quei dieci anni trascorsi. Rifletto che mi sembra ieri che passeggiavo lungo Corso Umberto I a notte fonda, sentendo l’odore del pane preparato dai fornai oppure attraversavo il grande arco di Accumoli in bicicletta provenendo da Torrita lungo la strada provinciale. Poi mi rendo conto che gli anni sono passati effettivamente e come dice sempre Mario Sanna: “le persone non tornano”.
Un giorno sospeso per custodire chi siamo
Qualcuno, obiettando al lungo lutto cittadino, mi ha risposto: “ma se viene qualcuno ad Amatrice non può mangiare, non può comprare nulla! Nemmeno una bottiglietta d’acqua!”. È proprio questo il senso: pensate a quando, un giorno, tutto sarà ricostruito e non sarà più possibile tastare, come avviene oggi, l’immane distruzione che ci circonda. In quei momenti il passante che si ritroverà nei nostri comuni, potrebbe ancora cogliere il senso di questo silenzio. Quello che è successo ad Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto non ha eguali.
Allora intere città, semplicemente quanto incredibilmente, si fermano per un giorno intero, sfuggendo alla vita comune: un giorno su trecentosessantacinque. Un giorno sospeso per custodire chi siamo, e ripartire domani con radici più forti e ali più grandi.
