MONTE VETTORE
Il Lago di Pilato, rosso e maledetto
Sul Monte Vettore, tra rarità naturali, chirocefali e antiche leggende, uno dei luoghi più misteriosi dei Monti Sibillini
di Arianna Santini
Il lago sul Monte Vettore
Tra Lazio, Marche e Umbria, tra Amatrice, Ascoli e Norcia, svetta il monte Vettore, della catena dei Monti Sibillini; maestoso e misterioso, la frequentazione umana risale alla preistoria, ma ancora oggi provoca una certa soggezione anche per l’esploratore più coraggioso.
Teatro di tragedie e di scorpacciate di mirtilli, tra le due cime dai nomi molto evocativi, Cima del Redentore e Pizzo del diavolo, è comodamente adagiato il Lago di Pilato a 1941 m slm, Laghetto per gli affezionati, che è di origine glaciale.
È rosa.
Sorpresi? Questa è la sua caratteristica principale e per chi lo vede per la prima volta è uno shock ed è un’esperienza anche rara.
Il lago costituisce un “areale relitto”, un luogo delle rarità, una wunderkammer della natura, dove vivono specie animali e vegetali rarissime che sono rimaste qui da sempre, dai tempi delle glaciazioni che l’hanno formato. Non si sono espanse oltre questo luogo e hanno continuato a sopravvivere, come dei veri montanari.
Il Chirocefalo, un piccolo amico da proteggere
Una delle regole per la visita al lago è di mantenere una distanza di sicurezza di 5 metri dalle sponde, ma non per la propria sicurezza, bensì per quella delle uova del Chirocefalo (Chirocephalus marchesonii) che vive proprio qui.
È stato scoperto nel 1954 dal botanico Vittorio Marchesoni, direttore dell’omonimo Dipartimento all’Università di Camerino, ma solo una decina di anni dopo altri due ricercatori determinarono che si trattava effettivamente di una nuova specie e gli diedero il nome del suo scopritore.
È un piccolo crostaceo rosso con un eccezionale spirito di adattamento alle oscillazioni stagionali e ai momenti di siccità, ma non solo, le sue cisti (una forma quiescente dal metabolismo molto rallentato e caratterizzata dall’inspessimento del “guscio”) sono molto resistenti e possono schiudersi anche dopo anni, un po’ come le “cugine” brachiopidi più famose, le “Scimmie di mare” (Artemia salina) vendute ancora oggi impunemente e senza scrupoli come fossero giocattoli.
La due specie di crostacei millimetrici condividono il fatto che le cisti si schiudano solo in determinate condizioni, di umidità per le prime e di salinità per le seconde.
Un’altra caratteristica che non ci si aspetta è che nonostante il chirocefalo sia un crostaceo, non ha un guscio e che quelle che chiamiamo “zampe”, ma che sono in realtà appendici natatorie, gli servono anche per respirare!
Perché il lago diventa rosso?
È presto detto, nella stagione nel quale il lago si riempie maggiormente anche le cisti del chirocefalo si attivano e quando le larve raggiungono l’età adulta diventano rosse e in gran numero creano questo effetto ottico, che tanto “effetto” non è perché in questo momento delle loro vite il lago ne è veramente pieno. Però diciamo che più che rosso intenso, diventa rosato; esiste un altro fenomeno in altri luoghi poco distanti nei quali gli specchi d’acqua diventano intensamente rossi, ma il responsabile non è il chirocefalo.
Allora perché i chirocefali sono così rari se ce ne sono abbastanza da riempire un lago?
Perché il lago è piccolo e loro vivono soltanto qui.
Perché il lago è “di Pilato”?
La leggenda narra che, in seguito alla crocifissione del quale il Prefetto di Giudea si disinteressò rimettendosi alla giustizia del Sinedrio, Tiberio lo fece giustiziare e trascinare in un sacco da una coppia di buoi che avrebbero lasciato il corpo sul Monte Vettore. Il lago si sarebbe tinto del sangue di colui che aveva ucciso Gesù e ogni anno prenderebbe questa colorazione a ricordo dell’evento.
Un’altra versione dice che in seguito alla condanna si sia suicidato accoltellandosi e che il corpo venne gettato nel Tevere, ben distante dal nostro caro Vettore, magnifico e roccioso.
Le regole da seguire
È uno dei luoghi più amati di questa zona di confine tra regioni così ricche di biodiversità e quest’anno finalmente “gli occhiali” si sono formati, ossia i due laghetti nei quali di solito lo specchio d’acqua è diviso, si sono uniti.
Si raccomanda una scalata e una visita nel rispetto del luogo e di chi lo vive, ossia gli animali selvatici e quelli al pascolo, si scoraggia quindi l’accesso con i cani di proprietà.
Vietatissimo farci il bagno e farci fare il bagno agli animali domestici, così come campeggiare ed accendere fuochi; accedere con mezzi che non siano i propri piedi, seguendo rigorosamente i percorsi segnati per non interferire con piante e animali soggetti a tutela.
Non fa male ripetere nuovamente il divieto di avvicinamento a meno di 5 metri dalle sponde: è un dovere morale e civico tutelare la natura che è patrimonio di tutti e che è messa veramente a dura prova dall’inquinamento e dal cambiamento climatico.
