ACCUMOLI
Il dialetto italiano mediano di Accumoli
Un idioma italoromanzo tra fonetica, identità e influenze linguistiche al confine orientale dell’area mediana
Giovan Battista Pellegrini nel secolo scorso ha classificato i dialetti mediani dei quali quello di Accumoli costituisce il confine orientale, quello che si addossa all’area umbro-marchigiana e toscana (perimediana) e che costituisce la punta più estrema dell’area umbro-laziale.
Idioma italoromanzo
È un idioma italoromanzo, cioè ha convissuto con quella che potremmo definire “antenata” della lingua italiana, ma è stato da essa indipendente nel suo sviluppo parallelo.
Contrariamente agli idiomi regionali, gli italoromanzi hanno vita autonoma partendo dal latino.
Lingua o dialetto?
Giovan Battista Pellegrini è stato a tratti criticato per la sua classificazione, ma per quanto riguarda i dialetti mediani ha isolato delle caratteristiche che possono identificare quella accumolese, amatriciana e altolaziale-umbra come un idioma nato come lingua, modificato dalle influenze successive dell’italiano di area toscana e più avanti nel tempo.
Terminazioni e sonorizzazioni
Caratteristica più riconoscibile sono le terminazioni in -o e in -u nelle parole al maschile e le vocali chiuse; anche la pronuncia gioca il suo ruolo nell’identificazione e in questo caso è stata individuata una sonorizzazione postnasale, cioè quando (soprattutto dopo n o m) una consonante sorda cambia e diventa sonora.
Sembra molto complicato, queste sono regole fonetiche, ma il succo del discorso è quella T che diventa D dopo la N che tanto fa ridere chi viene da fuori, che per noi del territorio rappresenta identità idiomatica, per gli altri è associata ad ignoranza: lu mandellu, lu cambo de patane, lu smardfòn per rapportarsi ai tempi moderni.
Un vocabolario che si arricchisce
Non è tanto l’idioma ad essersi aggiornato con il tempo, ma le parole.
In seguito alle conquiste, alle guerre e ai rimescolamenti di popolazione, la lingua accumolese e anche la lingua amatriciana, così come il napoletano e l’italiano stesso, hanno interiorizzato termini esteri facendoli propri e talvolta modificandoli e il longobardo, lo spagnolo e il francese sono state senza dubbio le lingue che hanno maggiormente influenzato il lessico e sovente la toponomastica.
