Argillano Guiderocchi. Da Amatrice a Gerusalemme, Liberata

Argillano Guiderocchi. Da Amatrice a Gerusalemme, Liberata

Un turbolento personaggio cantato da Torquato Tasso

C’è un personaggio nel nostro immaginario amatriciano e accumolese, sul quale tutti almeno una volta nella vita si sono interrogati: Argillano, l’antieroe che si redime in Terra Santa, uscito dalla penna d’oca di Torquato Tasso che pubblica la prima edizione nel 1581.

Tra 1096 e 1099 papà Urbano II chiamava a raccolta la cristianità per andare a liberare Gerusalemme e il Santo Sepolcro. La città assediata è protagonista dell’epica tassiana tanto quanto i crociati e gli altri personaggi che prendono parte all’impresa.

Argillano Guiderocchi è un conterraneo cresciuto presumibilmente nei pressi ad Amatrice che nel Medioevo ha orbitato nella sfera d’influenza ascolana.

Argillano, un concittadino nella chanson de geste

Compare nel Canto Ottavo e nel Canto Nono, quando un cavaliere parte per portare notizie del figlio del re di Danimarca a Goffredo: il giovane voleva raggiungere il campo dei Crociati, ma nei pressi di Gerusalemme lui e il suo esercito vengono attaccati dalle truppe di Solimano e viene ritrovato morto.

Nel mentre altre terribili notizie giungono all’accampamento tramite Carlo, l’unico sopravvissuto e le Furie infernali tramano affinché gli eventi non provochino il ritorno di Rinaldo che è destinato ad uccidere Solimano.

In questa atmosfera di sconforto tutti si addormentano angosciati tranne Argillano che rimane sveglio per un po’ finché non viene colto dal sonno e Aletto, una delle Furie infernali che tormenta il campo crociato, invia al cavaliere un sogno terrificante apparendo sotto le mentite spoglie di Rinaldo.

Costui pronto di man, di lingua ardito,
impetuoso e fervido d’ingegno,
nacque in riva del Tronto e fu nutrito
ne le fosse civile d’odio e di sdegno;
poscia in essiglio spinto, i colli e ‘l lito
empie di sangue e depredò quel regno,
sin che ne l’Asia a guerreggiar se ‘n venne
e per fama miglior chiaro divenne

Viene descritto come un animo tempestoso e i suoi natali sono collocati sulla riva del Tronto, nel territorio virtualmente compreso tra l’Alto Lazio, Amatrice, e le Marche, fino alla costa (attuale San Benedetto del Tronto). I versi menzionano il periodo dell’esilio e le sue attività predatorie che continuarono nei luoghi di sua frequentazione e nobile influenza finché non partì per la I Crociata dove ebbe occasione, se non di riscattarsi, almeno di lasciare un ricordo migliore nella cristianità.

Il Canto Ottavo prosegue con il diabolico piano delle Furie che per evitare che Rinaldo venga chiamato, fanno scoppiare una rivolta tra i cavalieri cristiani contro Goffredo poiché il falso Rinaldo apparso ad Argillano dice che sia stato lui ad ucciderlo.

Argillano non partecipa alla rivolta, la guida.

Goffredo però, che ha Dio dalla sua parte, non si lascia minimamente intimidire e profuso di luce celeste, con la sua sola autorevole voce, pone fine ai dissidi e fa mettere Argillano nelle prigioni.

Aletto prosegue la sua opera apparendo ora ai cristiani e ora ai musulmani e questo nostro “antieroe” popolare riesce ad evadere e in un certo senso vediamo il cambiamento del guerriero che partecipa alla controffensiva all’attacco notturno a sorpresa di Solimano sobillato da Aletto e l’Arcangelo Michele porrà fine alla sua opera demoniaca e a quella delle altre Furie ordinando loro di ritirarsi all’Inferno.

Nel frattempo Argillano che non sta quieto neanche in prigione, cerca il riscatto ad una vita di eccessi e di violenza ed evade nel Canto Nono mentre grazie a Michele i Crociati stanno avendo la meglio.

Questi sono gli ultimi momenti di vita del nostro concittadino, tra storia, letteratura e leggenda: Argillano si fa strada con la spada e uccide il paggio di Solimano che vendica la morte del giovane.

Argillano da Saletta, da Filetta o d’Ascoli?

Perché Argillano Guiderocchi, o Ageilando, nella memoria orale lo conosciamo come “da Saletta” e più raramente, nelle fonti che si citano vicendevolmente, “da Filetta”.

Nel celebre poema viene ricordata la macroarea e non la località specifica: Amatrice e Filetta/Saletta, sono state poste sotto l’autorità di Ascoli Piceno per un lungo lasso di tempo prima di passare, in epoca più “recente”, a L’Aquila e poi a Rieti.

Andrea Massimi, l’autore amatriciano, pone “da Filetta” come interrogativo, un dubbio, che espleta in “Amatrice e le sue ville” asserendo che potrebbe essere un personaggio di fantasia, ma tuttavia – dice – Ascoli assicura di avergli dato i natali.

Cita poi gli scritti dell’Abate Don Antonio Celli, di Santa Maria a Monte alla cui abbazia era annessa la chiesa di Sant’Angelo, che trattando il ritrovamento di Chiara Valente a Filetta, parla di Argillano che secondo le informazioni in suo possesso, sarebbe nato nel piccolo villaggio – paese ove Argillan trasse sua vita; nota entrata poi in una tradizione popolare parallela di difficile, se non impossibile, riscontro nella realtà, tanto quanto Saletta.

Non è nota la data di nascita di Argillano, ma essendo morto in battaglia nel 1096, presumibilmente potrebbe essere nato nella seconda metà del X secolo ed essere perito prima dei 40 anni, un’età adeguata per partecipare alle Crociate come valente condottiero al massimo delle sue forze.

A lungo è stata discussa la corretta collocazione di Argillano nell’area di Amatrice: la tradizione cittadina, come riporta il Massimi, vuole provenga da Filetta (Philecta) e non da Saletta, e aggiunge anche che potrebbe trattarsi di un personaggio di fantasia.

La famiglia Guiderocchi è ovviamente esistita e ben documentata, sia tramite le fonti che riportano le proprietà spesso e volentieri risse, assedi e sommosse, sia tramite gli effettivi possedimenti come il meraviglioso Castello Guiderocchi ad Ascoli Piceno, di XV secolo.

Un personaggio turbolento, come lo ricorda il Fabiani dicendo che nel XV venne menzionato, descritto e raccontato a Tasso, nelle sue gesta e nella sua personalità, da Aurelia Guiderocchi, figlia del nipote di Astolfo.

Una vita vissuta pericolosamente

Venne messo agli arresti diverse volte per quel “civile d’odio” menzionato dal Tasso, ossia la guerra civile, le lotte intestine nel territorio ascolano dove al tempo regnavano i guelfi, sostenitori del papa, mentre lui era un ghibellino del Sacro Romano Impero.

Nel caso della città di Ascoli Piceno non sono completamente condivisibili le diciture “guelfi” e “ghibellini”, quali fossero le reali composizioni sociali e le volontà politiche dei due schieramenti rimane questione ancora tutta da indagare, ma per comodità ci si riferisce a questi due schieramenti.

I ripetuti soprusi alla cittadinanza, il suo essere un noto violento a prescindere dallo schieramento, valsero ad Argillano un periodo d’esilio dal quale tornò senza mutamenti del suo temperamento e le lotte cittadine continuano imperterrite finché il vescovo, esasperato, invitò le parti in lotta alla Tregua di Dio. Un gesto devozionale e al contempo dimostrativo che vide Argillano protagonista di una processione penitente da un lato all’altro della città a piedi scalzi.

Questo sembrò colpire molto gli schieramenti, tanto da rispettare effettivamente la tregua alla quale erano stati chiamati.

Argillano in Terra Santa

É opinione comune che il periodo in Terra Santa sia stato affrontato da Argillano come un momento di redenzione, riscatto, ripensamento della sua vita, ma per un uomo della sua indole, non si fatica ad immaginare un pretesto per continuare a commettere atti di violenza totalmente fuori controllo.

Nel suo impegno a Gerusalemme venne posto al Comando di un contingente composto soprattutto da concittadini che ben conoscevano il suo temperamento, tanto che Tasso ricorda dei disordini da lui causati sotto l’influenza del demone Aletto che gli aveva inviato una visione falsa (VIII, 57-85) insinuando che la morte di Rinaldo fosse stata provocata dalle azioni di Godefroy de Bouillon (Goffredo di Buglione) e questi dovette porre rimedio facendosi giustizia.

Come si incontrano Aurelia Guiderocchi e Torquato Tasso?

La storia della nobildonna ascolana è triste vista con gli occhi di un lettore moderno, ma molto comune nel Medioevo. Venne promessa sposa in giovanissima età dal padre tramite volontà testamentaria, ma la madre si oppose anche perché Aurelia era destinata al cugino Guido, anche lui un Guiderocchi.

Per impedire ciò la donna chiese l’intervento ecclesiastico direttamente da Roma tramite il Sacro Collegio cardinalizio che decise di inviarla alla corte d’Urbino, presso Guidobaldo II della Rovere e dopo qualche anno, nel 1557, Aurelia e Torquato Tasso si sarebbero incontrati proprio qua.

Entrarono molto in confidenza data la giovane età che li accomunava e sembrerebbe abbiano passato molto tempo insieme non intrattenendo una relazione amorosa, semplicemente confidandosi reciprocamente. Da queste conversazioni e dalle “storie di famiglia” di Aurelia, Tasso avrebbe tratto ispirazione per il suo personaggio. Questo purtroppo non è dimostrabile poiché non disponiamo di fonti che attestino la realtà dei fatti e l’amicizia tra Torquato ed Aurelia è una leggenda nella leggenda ma, è un dato che il Fabiani effettivamente riporta.

Verosimilmente il giovane Torquato comincia a scrivere la sua opera in giovane età, circa a 16 anni, nel 1560 o poco prima, quando si trova a Venezia e la intitola “Gierusalemme”, ma è ancora incompleta. Avendo conosciuto Aurelia tre anni prima, possiamo ipotizzare che questa prima stesura già contenga le gesta del nostro conterraneo Argillano.

Tasso in viaggio per la penisola: una realtà storica

Il giovane e futuro scrittore fu veramente ospite della corte di Guidobaldo II a causa dell’esilio subito dalla famiglia per dissidi tra il principe di Salerno al cui servizio era il padre e il Viceré di Napoli che aveva introdotto l’Inquisizione Spagnola. Opponendosi la corte del Principe di Salerno venne perseguitata e costretta all’esilio e questo fu anche il destino di Torquato che seguì il padre in viaggio a Roma, Ferrara e in altre grandi città italiane dalle quali trasse altri spunti che gli sarebbero stati utile per il componimento definitivo della sua opera circa 20 anni dopo.

 

Img Credit: French, Illustration for Torquato Tasso, La Gerusalemme Liberata, 18th century. Pen, brown or black ink and grey wash; 30.5 × 48 cm. Bequest of Rensselaer W. Lee, Class of 1922 (x1985-104 h). Princeton University Art Museum.
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