La Torre civica utilizzata per illustrare un’inchiesta sulla ricostruzione nelle Marche: quando una scelta grafica rischia di associare una comunità a fatti che non la riguardano
Otto arresti, 51 persone indagate e sequestri per oltre 57 milioni di euro: sono i numeri dell’operazione “Ricostruzione”, relativa a presunti illeciti negli appalti e nella ricostruzione post-sisma nelle Marche.
Un’immagine che chiama in causa Amatrice
Le responsabilità dovranno essere accertate dalla magistratura, nel rispetto della presunzione di innocenza, ma c’è un altro aspetto che merita una riflessione: perché illustrare questa vicenda con un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale che mostra le macerie, il denaro e le manette, utilizzando sullo sfondo la torre civica di Amatrice? Non è una città marchigiana, né emerge un suo coinvolgimento nei fatti descritti. Eppure, nell’immagine, il suo simbolo diventa parte di una rappresentazione che associa la distruzione al denaro sporco e alla criminalità.
Quando le immagini costruiscono associazioni
Il problema non è soltanto l’inappropriatezza di una scelta grafica, ma il messaggio che può arrivare a chi guarda.
Sui social, spesso, le immagini e i titoli vengono visti senza che si legga l’intero articolo. Chi incontra questa grafica potrebbe non sapere che l’inchiesta riguarda le Marche: riconosce la nostra Torre civica, ricorda Amatrice e la ritrova associata al malaffare.
È grave: una città estranea ai fatti rischia di essere coinvolta, nell’immaginario collettivo, in una vicenda che non la riguarda.
Amatrice, il terremoto e la responsabilità della comunicazione
Dopo il terremoto del 2016, Amatrice ha ricevuto un’enorme ondata di solidarietà dall’Italia e dal mondo. Migliaia di persone hanno partecipato, ciascuna a modo proprio, a una mobilitazione nata dal dolore per le vittime e dalla volontà di aiutare una comunità devastata. La sua immagine è entrata nella memoria collettiva attraverso quella tragedia.
È accettabile che oggi lo stesso simbolo venga utilizzato per evocare il denaro sporco in un’inchiesta relativa a un altro territorio? La libertà di comunicazione non esonera dalla responsabilità di scegliere immagini pertinenti, soprattutto quando queste possono generare associazioni fuorvianti.
Non sappiamo quali fossero le intenzioni di chi ha realizzato la grafica. Sappiamo, però, che le immagini comunicano anche senza parole e che la loro forza può superare quella del testo che dovrebbero accompagnare.
Prima dei tribunali, una questione di responsabilità
La questione merita attenzione anche sul piano giuridico: la giurisprudenza riconosce che fotografie, titoli e impaginazione concorrono a determinare il significato complessivo di una pubblicazione e possono, in determinate circostanze, contribuire a ledere la reputazione. Stabilire se in questo caso vi siano gli estremi per un’azione legale richiederebbe una valutazione professionale del contesto e dei soggetti eventualmente legittimati ad agire.
Ma, prima ancora dei tribunali, c’è una questione di responsabilità. Amatrice non è il volto del malaffare. Non è una scenografia da utilizzare, perché le sue macerie sono riconoscibili. E non dovrebbe rischiare di vedere la propria identità associata a fatti che non la riguardano.
Raccontare la criminalità coinvolgendo visivamente una comunità estranea alla vicenda, una comunità che ancora soffre, che resiste, che lavora, che vive quotidianamente la tragedia del terremoto, che ancora sta facendo i conti con un lutto individuale e collettivo, non ci sembra etico.
Usare il simbolo di una città ferita fa comodo, probabilmente, perché la Torre di Amatrice è famosa in tutto il mondo. Ma l’etica non si baratta per una manciata di click.
