ACCUMOLI
Ad Accumoli ci si prende cura della chiesa: il gesto di don Stanislao e dei cittadini
Il parroco al lavoro sulla facciata della chiesetta provvisoria. Poi l’aiuto di alcuni cittadini: una domenica trascorsa insieme a carteggiare e ridipingere racconta il valore dei luoghi della comunità
C’è qualcosa di profondamente significativo nei gesti semplici, anche in quelli che, a prima vista, sembrano soltanto piccoli lavori di manutenzione.
Ad Accumoli, lo scorso fine settimana, il parroco don Stanislao si è messo personalmente al lavoro sulla facciata della chiesa provvisoria in legno, dedicandosi a carteggiare e ridipingere la struttura. Un lavoro concreto, fatto con le mani e con il tempo che spesso manca, per restituire decoro a uno dei luoghi che, negli anni difficili seguiti al terremoto, ha continuato a rappresentare un punto di riferimento per la comunità.
Poi è successo qualcosa che forse racconta ancora meglio il senso di quella giornata: alcuni cittadini hanno deciso di unirsi al parroco e di dare una mano.
Una domenica di lavoro condiviso
E così una domenica qualunque si è trasformata in una giornata di lavoro condiviso. Pennelli, attrezzi, fatica e collaborazione per sistemare quella che, a tutti gli effetti, è una chiesa provvisoria. Ma che provvisoria, evidentemente, non è affatto nel significato che ha assunto per le persone.
La chiesa di Accumoli, nella sua semplicità, porta anche i segni di una storia recente fatta di perdita, ricostruzione e attesa. E proprio per questo quel gesto assume un significato che va oltre la tinteggiatura di una facciata.
Don Stanislao ha scelto di cominciare mettendosi in gioco in prima persona, come fa sempre. I cittadini hanno scelto di seguirlo, perché hanno riconosciuto come propria quella necessità di prendersi cura di un luogo della comunità.
È un’immagine bella di paese: una persona che comincia un lavoro e altre che, vedendola all’opera, decidono semplicemente di affiancarla.
Un post sui social di Rita Marocchi, una delle promotrici dell’iniziativa di sostegno al parroco, da cui è tratta la foto a corredo di questo pezzo, racconta per immagini un momento intimo e speciale.
Prendersi cura dei luoghi della comunità
In un territorio che ha conosciuto la devastazione del terremoto e che continua a confrontarsi con le difficoltà della ricostruzione, anche questi piccoli gesti hanno un peso. La ricostruzione, del resto, non passa soltanto dai grandi cantieri. Passa anche dalla capacità di una comunità di riconoscere i propri luoghi, proteggerli e mantenerli vivi.
E la chiesa, anche se provvisoria, continua evidentemente a essere uno di questi luoghi. Lo racconta oggi anche il suo aspetto: la facciata in legno, ripulita e rinnovata, appare ordinata e accogliente; davanti all’ingresso, le piante e i fiori accompagnano il piccolo percorso verso la porta. È un edificio semplice, ma curato. E proprio quella cura dice qualcosa di chi lo considera ancora parte della propria casa comune.
Forse è questo il messaggio più bello della domenica di Accumoli: prendersi cura di un luogo significa, in fondo, prendersi cura delle persone che quel luogo rappresenta.
E qualche volta, per farlo, basta iniziare con una carta vetrata, un pennello e la volontà di non lasciare che ciò che appartiene a tutti venga trascurato. È un esempio di cura, di civiltà e di amore per il territorio e per i simboli che fanno parte della storia dei singoli e della comunità.
