Dai confini del Regno angioino al canto a braccio, fino al fagiolo borbontino: le radici di una comunità dell’Alta Valle del Velino
Borbona, situata nell’Alta Valle del Velino a 760 metri di altitudine, sorge in un’ampia conca formata dal torrente Ratto e dal fiume Velino, abbracciata dalle catene del Terminillo, dei Monti della Laga e del Gran Sasso. Su uno spiovente promontorio spicca La Lama, il nucleo più antico dell’abitato. Citata nei documenti dell’Abbazia di Farfa del 1018, vanta origini romane confermate da importanti ritrovamenti del 1906.
Borbona, una storia di confini
La sua è una storia ricca di confini: ne è una testimonianza tangibile la preziosa Croce processionale del Trecento, capolavoro d’arte orafa legato ai santuari di frontiera del Regno angioino, che certifica l’antica appartenenza del borgo ai 99 castelli de L’Aquila sotto il regno angioino, prima di entrare nel vasto feudo di Margherita d’Austria. A ricordare l’antico confine tra lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie restano i Cippi, stabiliti nel 1840 ed eretti tra il 1846 e il 1847: colonnette in pietra o legno recanti gli stemmi dei due Stati, il numero progressivo e la data di posa, ancora oggi visibili tra i boschi.
Nel 1927 il borgo passa sotto la provincia di Rieti, avviando un nuovo capitolo che non ha mai scalfito le sue radici.

Il canto a braccio e la memoria orale di Borbona
In questa comunità rurale la memoria si è custodita prima di tutto a voce con il canto a braccio in ottava rima: sfide poetiche estemporanee tra cantori che, con ironia e battute a rima incatenata, trasformavano la dura vita contadina in racconto epico. Accanto all’oralità, c’era chi la storia la tramandava per iscritto, come Niccolò da Borbona, giullare e cantastorie del Quattrocento che raccontò il suo tempo in versi.
Il fagiolo borbontino e le tradizioni della comunità
Oggi il paese è celebre anche per il fagiolo borbontino, inserito nell’Arca del Gusto di Slow Food, coltivato a mano e senza chimica. Attorno ad esso ruotano la vita e le feste del borgo: dalla semina a maggio per la patrona Santa Restituta, alla Sagra di ottobre dopo la sgranatura, fino alla festività più sentita di Santa Maria del Monte. Una settimana intensa tra fede, una solenne processione e momenti di convivialità che riannodano i fili della comunità, richiamando a casa tutti i suoi emigranti.
Photo credit: Marzio Mozzetti




