Tra cielo e terra: a Configno un incontro per ritrovare il senso delle radici
Il 20 agosto, nella frazione di Amatrice, un’intera giornata dedicata a comunità, territorio e memoria. Radici e Ali partner dell’iniziativa promossa dall’Associazione Configno
Ci sono luoghi che chiedono di essere attraversati lentamente. Luoghi nei quali il paesaggio non è soltanto ciò che si vede, ma ciò che si ascolta, si ricorda e si condivide.
Configno, frazione di Amatrice, il 20 agosto è teatro di una giornata che nasce proprio da questa idea: “Tra cielo e terra – Meeting Radici e Ali”, un appuntamento che mette insieme comunità, territorio, cultura e cammino.
L’iniziativa è promossa, come ogni anno, dall’Associazione Configno, con la partecipazione in questa edizione della nostra Cooperativa di Comunità Radici e Ali, una collaborazione che esprime bene una delle vocazioni della Coop: costruire relazioni tra le realtà del territorio e sostenere iniziative capaci di generare partecipazione, conoscenza e nuove occasioni di incontro.
Antichi Saperi Antichi Sapori e Cammino nelle Terre Mutate sono due espressioni diverse di una stessa attenzione: quella per un territorio letto non soltanto attraverso le sue emergenze paesaggistiche o gastronomiche, ma attraverso le persone, i saperi e le storie che lo hanno costruito.
Una giornata per incontrarsi
La giornata prende il via alle 10.00, con l’apertura degli stand, che resteranno attivi in orario continuato fino alla sera.
Alle 11.00, l’incontro con i soci, un momento pensato non soltanto per illustrare le attività della Cooperativa, ma anche per ascoltare e raccogliere proposte. È un passaggio particolarmente significativo per una realtà cooperativa: raccontare ciò che si sta facendo è importante, ma lo è altrettanto creare occasioni nelle quali la comunità possa intervenire, suggerire, proporre. La partecipazione, in questo senso, non è un elemento accessorio dell’attività di Radici e Ali. È parte della sua stessa ragione d’essere.
La Cooperativa di Comunità è nata infatti con l’obiettivo di favorire sviluppo sostenibile, coesione sociale e valorizzazione del territorio, partendo da Amatrice e Accumoli e guardando progressivamente a un’area più ampia dell’Appennino centrale.
Il territorio raccontato attraverso il cammino
Alle 16.00 la giornata prosegue con un appuntamento particolarmente coerente con il tema dell’incontro: la presentazione di “Il paese senza sentieri. Viaggio nelle Terre Mutate”, il libro di Valerio Barchi.
Il progetto di Barchi nasce dal viaggio lungo il Cammino nelle Terre Mutate, un itinerario di 245 chilometri attraverso l’Appennino centrale, da Fabriano a L’Aquila, passando attraverso territori segnati dai terremoti ma anche da comunità che continuano a immaginare il proprio futuro.
Il cammino diventa così molto più di un percorso geografico. È uno strumento per conoscere. Perché camminare significa attraversare i luoghi alla velocità necessaria per accorgersi di ciò che normalmente sfugge: una casa, un sentiero, una coltivazione, una traccia del passato, un paesaggio che cambia, una persona che racconta. E significa anche mettere in relazione territori diversi, accomunati dall’esperienza della trasformazione e dalla necessità di costruire nuove forme di futuro.
Le Terre Mutate non sono terre perdute
Il titolo stesso dell’iniziativa, “Tra cielo e terra”, sembra suggerire una direzione. Da una parte il cielo, lo spazio aperto, la dimensione del paesaggio e della montagna. Dall’altra la terra, quella concreta delle comunità, del lavoro, delle coltivazioni, dei sentieri e dei paesi. In mezzo, le persone.
È forse proprio questa la prospettiva attraverso cui leggere oggi le Terre Mutate: non come luoghi definiti esclusivamente da ciò che è accaduto, ma come territori nei quali continuano a esistere energie, relazioni e possibilità.
Radici e Ali lo ha messo al centro del proprio percorso fin dalla sua nascita: valorizzare il patrimonio storico-culturale, ambientale e sociale significa creare le condizioni per una ripartenza che riguardi anche lo sviluppo economico, la coesione e il contrasto allo spopolamento.
Saperi e sapori: la memoria che passa attraverso le mani
Il contesto di Antichi Saperi Antichi Sapori è la memoria di un territorio, che non è fatta soltanto di grandi avvenimenti. Vive anche nei gesti quotidiani: nel modo di lavorare la terra, nelle ricette, negli strumenti, nelle parole, nei racconti, nelle tecniche tramandate. Sono saperi spesso fragili perché affidati alla trasmissione orale e alla pratica. Per questo incontrarsi e raccontarsi è una bella forma di conservazione, ma è anche qualcosa di più: significa dare a quei saperi la possibilità di entrare nel presente, di essere conosciuti da chi arriva da fuori e, soprattutto, di essere riconosciuti dalle nuove generazioni come parte di una storia ancora viva.
È una prospettiva particolarmente vicina alla filosofia di Radici e Ali: non conservare il territorio come un’immagine immobile, ma creare le condizioni perché possa continuare a produrre vita, relazioni e futuro.
La musica, un altro modo di stare insieme
A rendere ancora più ricca la giornata ci sono gli inserti musicali di Supervinx, nell’ambito dell’incontro pomeridiano. Anche la musica, del resto, appartiene alla dimensione più profonda della memoria dei luoghi: come il dialetto, i canti, le ricette e i racconti, riesce a conservare qualcosa che non può essere racchiuso soltanto in un documento. È una memoria che passa attraverso l’esperienza.
Ed è proprio la capacità di mettere insieme linguaggi diversi – il cammino, la parola, la musica, il cibo, la conoscenza del territorio – a rendere interessante una giornata come quella di Configno.
Tra cielo e terra
Il 20 agosto, dunque, Configno offre una giornata nella quale sembrano incontrarsi molte delle parole che stanno al centro del percorso di Radici e Ali: radici, comunità, territorio, memoria, cammino, futuro.
“Tra cielo e terra” non è soltanto un appuntamento nel calendario estivo, ma un’occasione per ricordare che un territorio non è fatto soltanto dai suoi confini geografici.
È fatto dalle persone che lo abitano, da quelle che sono partite e continuano a sentirlo proprio, da chi vi ritorna, da chi lo attraversa per la prima volta e da chi decide di investire tempo, idee ed energie per farlo conoscere. È fatto dai suoi sentieri e dalle sue storie. Dai suoi saperi e dai suoi sapori. Dalle sue ferite, ma anche dalla capacità di trasformarle in nuove possibilità.
E forse è proprio questo il significato più profondo del camminare nelle Terre Mutate: non attraversare un territorio che ha perso qualcosa, ma incontrare comunità che continuano a costruire ciò che viene dopo.





