Sessant’anni di Amatriciana: la memoria di una comunità in mostra
Fino al 6 settembre all’Area del Gusto (ex ristorante da Giovannino)
di Emma Moriconi
C’è una storia che ad Amatrice si riconosce nei gesti, negli oggetti, nei volti e nelle parole e che, naturalmente, trova nel suo piatto più celebre uno dei simboli più forti della nostra terra.
È questa la vicenda umana e sociale che prova a restituire “60 – Il mito dell’Amatriciana a sessant’anni dalla prima Sagra”, la mostra curata dalla Cooperativa di Comunità Radici e Ali Amatrice e Accumoli, in collaborazione con la Pro Loco di Amatrice, inaugurata ieri, 28 agosto, negli spazi dell’Area del Gusto – San Cipriano, nell’ex ristorante Da Giovannino.
Sessant’anni sono un tempo sufficientemente lungo per trasformare una manifestazione in una tradizione, e una tradizione in memoria. La Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana appartiene ormai alla storia di Amatrice, ma soprattutto appartiene alla memoria di generazioni di amatriciani e di quanti, nel corso dei decenni, hanno raggiunto la nostra città per partecipare a una festa che ha saputo portare il nome di Amatrice ben oltre i confini del territorio appenninico e dell’Italia intera.
La mostra non vuole dunque essere soltanto un’esposizione celebrativa: è, prima di tutto, un esercizio di memoria.
Testimonianze che hanno accompagnato la vita della comunità per oltre mezzo secolo
Articoli di giornale, manifesti storici, fotografie, video, magliette e materiali legati alle diverse edizioni della Sagra, piatti, accessori, gadget e altri oggetti ricostruiscono, attraverso testimonianze molto diverse tra loro, il lungo cammino di una manifestazione che ha accompagnato la vita della comunità negli ultimi sei decenni. Alcuni di questi oggetti hanno una storia ancora più particolare: sono stati recuperati dalle macerie dopo il terremoto del 2016 e tornano oggi a essere parte di un racconto collettivo.
Il piatto della Sagra che non c’è mai stata
Tra i pezzi di maggior pregio e, senza dubbio, tra quelli dal più forte valore simbolico, c’è una vera rarità: il piatto del cinquantesimo anniversario, quello della Sagra del 2016.
È il piatto di una festa che non c’è mai stata.
Ne esistono ormai pochissimi esemplari, acquistati nelle poche ore che separarono l’arrivo degli scatoloni nella sede della Pro Loco dalla notte del 24 agosto 2016. I piatti erano arrivati per celebrare un traguardo importante, ma poche ore dopo il terremoto avrebbe cancellato la Sagra e sconvolto per sempre la vita di Amatrice.
Per questo quel piatto oggi vale molto più di ciò che rappresenta materialmente. È un oggetto rimasto in bilico tra la festa attesa e la tragedia che l’ha preceduta, una testimonianza di quella normalità che sembrava scontata e che, improvvisamente, non esisteva più.
Esibirlo oggi, a sessant’anni dalla prima Sagra, significa anche ricomporre idealmente quel filo spezzato: dal cinquantesimo anniversario mancato al sessantesimo che Amatrice torna a celebrare, portando con sé dieci anni di memoria, dolore, ricostruzione e rinascita.
È forse proprio questo uno degli aspetti più significativi di “60”: mettere in relazione il tempo della festa con quello della memoria. Gli oggetti esposti non sono semplicemente cimeli. Sono frammenti di vita quotidiana, tracce di persone e di momenti che rischiavano di andare perduti. Riportarli alla luce significa restituire alla comunità una parte della propria storia.
La memoria come patrimonio condiviso
Un concetto ribadito anche dal presidente della Coop di comunità Marzio Mozzetti, che durante l’inaugurazione di ieri pomeriggio ha sottolineato il valore della memoria come patrimonio condiviso e ha invitato la popolazione a contribuire alla crescita della mostra. Fotografie, oggetti, documenti, ricordi e testimonianze custoditi nelle case degli amatriciani possono infatti diventare nuovi tasselli di questo racconto, permettendo all’esposizione di ampliarsi nel tempo e di restituire una memoria sempre più ricca e partecipata della Sagra e della comunità che l’ha costruita.
Il piatto “60”
All’inaugurazione è stato inoltre presentato in anteprima “Amatriciana 60 – 2026”, il piatto celebrativo realizzato per questa sessantesima edizione, la cui grafica è stata curata da Cinzia Campagnoni. A presentarlo è stata la consigliera della Cooperativa Radici e Ali Arianna Santini, illustrando un oggetto destinato a entrare anch’esso nella storia della manifestazione: non soltanto un ricordo dei sessant’anni trascorsi, ma un nuovo frammento di quella storia che continua a essere scritta.
Il piatto sarà acquistabile oggi e domani, 29 e 30 agosto, presso lo stand della Pro Loco alla Sagra, offrendo così ai visitatori la possibilità di portare con sé un segno concreto di questo anniversario.
Perché è proprio qui che la mostra trova il suo significato più profondo. L’Amatriciana diventa qualcosa di più di una ricetta. Diventa un elemento identitario, capace di attraversare il tempo e di tenere insieme generazioni diverse. Attorno a quel piatto si sono incontrati negli anni abitanti, visitatori, cuochi, associazioni, istituzioni e migliaia di persone arrivate ad Amatrice per condividere una giornata di festa. La Sagra ha contribuito così a costruire, nel tempo, un’immagine della città entrata nell’immaginario collettivo italiano.
La mostra racconta proprio questo passaggio: dal piatto alla festa, dalla festa alla tradizione, dalla tradizione alla memoria. E oggi aggiunge un passaggio ulteriore: dalla memoria alla partecipazione.
L’invito a portare nuove fotografie, nuovi oggetti e nuove testimonianze non è dunque soltanto un appello a completare un’esposizione. È un invito a riconoscere che la storia della Sagra non appartiene a un archivio, ma alla comunità che l’ha vissuta. Ogni oggetto conservato, ogni fotografia ritrovata, ogni ricordo condiviso può contribuire a salvare una parte di quella storia dall’oblio.
Matrù in distribuzione gratuita presso la mostra
All’interno dell’esposizione trova spazio anche Matrù, la rivista edita dalla stessa “Radici e Ali”, che sarà distribuita gratuitamente ai visitatori negli orari di apertura. È un ulteriore strumento di racconto e di approfondimento, nella convinzione che la memoria di una comunità abbia bisogno non soltanto di essere conservata, ma anche di essere condivisa.
“60” sarà visitabile fino al 6 settembre. Nei giorni della Sagra l’orario sarà continuato, dalle 10 alle 20; da lunedì prossimo la mostra sarà aperta dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. L’ingresso è gratuito.
Vale la pena visitarla non soltanto per ricordare ciò che è stato, ma per comprendere quanto una festa possa diventare, con il passare degli anni, parte della storia di un luogo.
Perché sessant’anni di Sagra non sono soltanto sessant’anni di Amatriciana. Sono sessant’anni di persone, di incontri, di lavoro, di entusiasmo, di cambiamenti e di memoria. Sono, in definitiva, sessant’anni di una comunità che si ritrova attorno a un simbolo e, attraverso quel simbolo, continua a riconoscere e raccontare se stessa.





