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“La Fonte della Tessitura” di Assunta Perilli nell’“Odissea” di Nolan

“La Fonte della Tessitura” di Assunta Perilli nell’“Odissea” di Nolan

La maestra artigiana di Campotosto tesse il poema omerico al cinema

La Fonte della Tessitura

Assunta Perilli è archeologa e ambasciatrice del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ma è conosciuta da tutti a livello locale, nazionale e anche internazionale come la tessitrice di Campotosto.

Il suo laboratorio si chiama “La Fonte della Tessitura”, è in un container e con il suo grande telaio non tesse solo tessuti tradizionali, opere d’arte, ma anche rapporti che rafforzano la socialità e l’intergenerazionalità, facendo avvicinare le anziane del paese con le più giovani.

Assunta Perilli al cinema

In occasione dell’uscita nelle sale di L’Odissea di Christopher Nolan lo scorso 16 luglio, la Maestra Assunta Perilli ha potuto constatare come la narrazione più celebre del mondo antico e moderno rechi il segno della sua preziosa collaborazione, legata a filo doppio alla storia di Campotosto e del suo laboratorio.

Tempo prima le era arrivata una richiesta via mail da una produzione cinematografica per una cinquantina di mazzetti di lino, uno dei tessuti che lei produce in loco dalla semina al prodotto finito. Rispose positivamente, ma si chiese come facesse il cinema internazionale a conoscere il suo lavoro a Campotosto.

Racconta che un grande produttore e commerciante svizzero di fibre vegetali e nello specifico proprio lino, ha suggerito alla produzione di contattare proprio lei, una minuscola filiera abruzzese con una storia da raccontare.

E così è stato, il lino di Assunta Perilli di Campotosto è arrivato sul grande schermo nella scena del ricongiungimento tra Odisseo (Ulisse) e Penelope, appeso in mazzetti per riprodurre il contesto fin nei minimi particolari, come piace a Christopher Nolan.

“Il lino di nonna Laurina è arrivato ad Hollywood” dice una commossa Assunta alle telecamere Rai per il TGR Abruzzo.

Nonna Laurina era un’anziana della città che dopo la fine della produzione su più larga scala del lino di Campotosto, quando il naturale ha lasciato il posto alle moderne fibre sintetiche, ha continuato a coltivare il lino nei vasi di casa.

La Maestra Perilli ha tirato fuori dalla polvere del tempo il telaio di sua nonna Assunta nel 2000 e insieme alle anziane campotostare, le “nonne” Idea e Melina, ha carpito la conoscenza necessaria per iniziare la filiera produttiva. I segreti della coltivazione di questa apparentemente delicata pianta dai fiorellini tra il viola e l’azzurro, che ha tessuto la storia del Mediterraneo Antico.

Ha imparato la filatura e la tessitura e non ne ha fatto solo un lavoro, ne ha fatto un riferimento e un fulcro economico della città, oltre che un centro per la trasmissione di questa antichissima competenza ed è stata nominata Custode dalle anziane.

La tessitura, il ricamo, la lavorazione è ciò che dà valore alla materia prima.

La lana di pecora così come la pianta del lino se non vengono lavorate non hanno un grande valore poiché non possono ancora essere utilizzate; è solo tramite la lavorazione per mano della donna che lo assumono.

La tessitura nell’Odissea, il grande potere politico della regina Penelope

In antichità i tessuti quindi erano un valore, costituivano un prodotto di pregio economicamente vantaggioso, ma servivano anche a tessere rapporti diplomatici tramite la dinamica del dono nelle classi sociali elevate, quindi anche leggendo o guardando l’Odissea, bisogna rendersi conto quanto fosse importante e fondamentale il lavoro di queste donne.

Il lavoro femminile era utilizzato a questo scopo, accanto all’attività bellica in un percorso quasi parallelo; questa era distruttiva, mentre la tessitura e la politica del dono erano costruttivi, creavano compromessi, alleanze e insieme alla materia si scambiava anche la cultura.

Per quanto riguarda la cronologia del Mediterraneo, tra l’Età del Bronzo e l’Orientalizzante è il momento in cui quest’opera si fissa poiché in precedenza aveva viaggiato oralmente ed è in effetti un insieme di racconti con grandissima probabilità non attribuibili ad una sola persona.

Nell’Odissea, nei passi che raccontano la vita di Penelope nel suo stesso palazzo ad Itaca, riconosciamo il passaggio tra i re “primitivi” e il sistema oligarchico, i Proci, che vorrebbero approfittare della mancanza di un reggente per prendere il potere sposando la regina.

Lei promette che sceglierà il marito quando finirà la tela che sta tessendo e che loro ancora non sanno che non finirà mai.

Penelope è il simbolo della moglie fedele che aspetta il marito per 20 anni, 10 in guerra e 10 in giro per il Mediterraneo. Tesse di giorno e disfa la tela durante la notte e in questo frangente si capisce bene che Penelope non è la donna che sta a casa a fare “un lavoro da femmine”, è una regina che sta governando esercitando il potere politico che a tutti gli effetti ha.

Questi episodi rappresentano simbolicamente la situazione reale delle monarchie micenee in quel periodo e quel mondo che stava cambiando.

La “stanza del telaio”

Non dobbiamo immaginare il telaio antico come qualcosa di agevole e portatile, esistevano “stanze da telaio”, come il laboratorio di Assunta Perilli a Campotosto che occupa tutto lo spazio necessario e queste contenevano principalmente questa enorme e pesantissima struttura in ottimo legno e tutta una serie di strumentazione complementare come i pesi da telaio, i rocchetti, le fuseruole, i tessuti già realizzati da confezionare.

Questo è ciò che solitamente riusciamo a trovare negli scavi archeologici, gli strumenti in pietra e ceramica poiché gli elementi organici come i tessuti e il legno hanno bisogno di particolari e rare condizioni per la conservazione, ma possiamo completare il dato archeologico con quello iconografico che ci viene, per esempio, dalla produzione vascolare.

I vasi dipinti rappresentano scene mitologiche, scene di vita quotidiana, strumenti, storie e situazioni, anche quelle descritte nell’Odissea.

Chi lavora al telaio e il linguaggio delle tessitrici nei corredi funebri

Serviva molta energia oltre che moltissimo tempo per manovrare questi enormi telai e tessere filo dopo filo le stoffe, perciò le donne che tessevano erano giovani in età da matrimonio nel pieno delle loro forze, non ancora sposate e senza figli. Servendo tante persone per questa serie di operazioni tra la filatura e la tessitura, mentre le giovani vigorose tessevano, le più anziane filavano (come le Parche della mitologia) perché non più abbastanza forti per il telaio, ma di contro avevano già avuto figli che erano cresciuti e quindi erano libere dall’occupazione dell’accudimento; spesso e volentieri erano anche vedove.

A coordinare il lavoro di tutte queste donne c’era un capo, “una Penelope” che tesseva volendo, ma che soprattutto dominava la filiera produttiva. Era nobile, ricca, poteva avere tempo perché i suoi servitori svolgevano i lavori domestici.

Tutto questo si evince anche dai corredi funebri in vari contesti anche nel nostro Lazio; c’è una differenziazione tra i tipi e il numero di strumenti in base alla classe sociale e all’età delle defunte.

Il potere delle tessitrici nei miti greci

Anche in altri episodi della mitologia greca troviamo esempi di storie legate alla tessitura, come il celebre mito di Aracne che sfida Athena, la dea di tante cose, ma in questo caso citata come preposta alla teknè, al fare e al saper fare, produrre con metodo; la dea la condanna a tessere per vivere trasformandola in un ragno.

Nel mito di Filomela i personaggi sono presentati tutti come nobili e lei è giovane, senza figli e tesse. Quando il cognato Tereo tenta di abusare di lei, lo va a raccontare immediatamente alla sorella Procne, ma Tereo le ha tagliato la lingua per paura e quindi non può parlare.

Filomela tesse la storia della violenza subìta e riesce a comunicare lo stesso con la sorella attraverso il suo lavoro al telaio.

Correnti moderne ci vedono anche una donna che in qualche modo sa scrivere, competenza appannaggio degli uomini e questo evidenzia ancor di più la levatura della sua classe sociale.

Anche in questo caso la tessitura manifesta un potere, la capacità di accusare il proprio stupratore.

La donna è fondamentale nell’economia antica e moderna; in Antichità l’uomo coltivava e produceva lana e filati vegetali, la donna è l’anello tra la materia prima e il tessuto che verrà venduto e darà ricchezza. E aveva potere economico negli equilibri delle società.

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