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Paesaggio e natura

Oltre le cento chiese: gli alberi secolari della conca amatriciana

Oltre le cento chiese: gli alberi secolari della conca amatriciana

L’intervista a Catia Clementi del CAI di Amatrice, l’intuizione di Floriana e la nascita del censimento

Siamo nel 2012 e ad Amatrice viene organizzato il convegno “Amatrice, la città delle 100 chiese”. In quell’occasione la mai dimenticata Floriana Svizzeretto, allora direttrice del Museo Civico “Cola di Filotesio”, ha una splendida intuizione.

Coinvolge Catia Clementi della sezione CAI di Amatrice: vuole censire gli alberi monumentali della conca amatriciana. Da quel momento parte uno splendido viaggio alla scoperta di questi patriarchi della natura e della storia che li accompagna. Una storia che ci racconta, in un’intervista, Catia Clementi del CAI di Amatrice.

Che cos’è un monumento vivo

Ma cosa sono davvero gli alberi monumentali? Sono monumenti vivi, che non diventano tali solo per la loro età o per le dimensioni eccezionali, ma anche per il posto in cui si trovano, magari su un cucuzzolo che definisce l’orizzonte, oppure perché crescono accanto a una struttura antica aumentandone il pregio.

Questa è una storia che va oltre le nostre cento chiese, è una storia che la nostra terra custodisce tra le radici, fatta di linfa, di secoli e di rami che cercano di toccare il cielo. Presenze che rendono il paesaggio degno di essere guardato, donandogli un’anima.

Il Cerro delle Fate e la memoria smarrita

Iniziamo il nostro viaggio nel ricordo di un albero che oggi non c’è più, ma che è ancora vivo nella memoria di chi lo ha conosciuto: il Cerro delle Fate. Un gigante cresciuto vicino alla chiesa dell’Icona Passatora, un albero immenso: nelle foto dell’epoca si nota tutta la sua maestosità e l’uomo, al suo fianco, sembra una formica.

Il Cerro delle Fate è stato abbattuto nel 1957, quando non c’erano ancora leggi a proteggerlo. Ma se ci pensiamo, l’albero è stato il primo luogo sacro dell’umanità: prima delle cattedrali c’erano i boschi. L’albero unisce infatti tre mondi: le radici affondate nel buio della terra, il fusto che rappresenta il nostro presente e la chioma tesa ad accarezzare la spiritualità.

Ancora oggi, quando camminiamo da Sant’Angelo verso la chiesa della Filetta, gli alberi sembrano indicarci la via verso la sacralità.

Le sei sentinelle della conca

Ci sono poi alberi che la natura si riprende, anche in modo violento, come attraverso i temporali e i fulmini. È il caso del Cerro della Croce d’Antoni e della sua tragica fine nel 2019.

Ma grazie al meticoloso lavoro del CAI di Amatrice, oggi la nostra conca vanta 6 alberi ufficialmente riconosciuti come monumenti d’Italia: sei sentinelle veramente speciali.

Nonostante le ferite riportate in quel tragico giorno del 2016, dopo un anno il Comune di Amatrice ha scelto di compiere un atto d’amore e di speranza nei confronti della sua terra. Era il 4 maggio del 2017 quando gli alberi monumentali vennero riconosciuti come parte integrante della nostra storia da proteggere.

I giganti di Preta: tra ricordi di scuola e patriarchi di campo

Iniziamo il nostro viaggio nella frazione di Preta, più precisamente nel giardino della scuola, dove sorge un larice solitario. Una volta erano due, e i ragazzi che frequentavano le scuole facevano a gara a chi realizzava e coltivava il giardino più bello intorno a loro; naturalmente vincevano sempre le classi dei bambini più grandi. I larici in questi luoghi sono una rarità: sono infatti ospiti eleganti del Nord, e la sua bellezza risiede in quella forma a candelabro nata da un fulmine che lo ha colpito molti anni fa e che ha fatto scomparire il suo gemello. Questo albero monumentale ci ricorda come l’architettura e la natura, qui in questa conca, abbiano camminato sempre mano nella mano.

Spostiamoci solo di pochi metri, perché a Preta c’è un secondo albero monumentale: un cerro maestoso la cui circonferenza supera i 4 metri. Testimonia un tempo in cui gli alberi isolati erano bussole per i confini o generosi dispensatori di ricchezze per gli animali (le sue ghiande li nutrivano) e quindi diventava, anche lui, una risorsa vitale per le famiglie di un tempo.

Il Castagno di Celeste a Ferrazza

Il nostro viaggio prosegue nella frazione di Ferrazza, dove ci imbattiamo in un immenso castagno, chiamato il Castagno di Celeste. Un gigante di 8 metri che sembra uscito da una leggenda, capace di produrre delle castagne enormi, quasi magiche. La proprietaria del castagno lo ha protetto con una recinzione, ma basta chiedere e si può abbracciare un albero di 600 anni: sotto la corteccia senti che la dimensione non è solo una misura, ma pura forza vitale.

Il Ciliegio di San Martino e la Betulla di Cardito

Ci spostiamo nella frazione di San Martino con un’altra storia e un altro albero monumentale: il Ciliegio di Sambuccia. Questo albero fu messo a dimora nel lontano 1875 da un padre per festeggiare la nascita della figlia, Saba Ciaralli. È un evento raro che un ciliegio superi i 150 anni, ma l’attuale proprietaria, la famiglia Brunamonte, lo custodisce con cura e amore sfidando le leggi del tempo.

Arriviamo fino alla sommità del Cardito, dove c’è una betulla solitaria che ci parla di ere glaciali, di quando i ghiacciai dominavano il paesaggio.

Il Biancospino del Sacro Cuore in memoria di Andrea Tomei

Infine, torniamo al Sacro Cuore, dove troviamo un biancospino spettacolare che ha deciso di non essere un semplice cespuglio, ma di diventare albero. Misura 80 centimetri di circonferenza. Con questo biancospino la sezione CAI di Amatrice ha un legame particolare: è legato al ricordo di Andrea Tomei, un esperto forestale che amava queste montagne esattamente come noi e che il terremoto ha portato via troppo presto. Andrea riconosceva in questo biancospino una dignità monumentale, vedendo la grandezza dove altri vedevano solo un arbusto. Per il CAI proteggere questo piccolo gigante è un modo per continuare a guardare la montagna ancora con i suoi occhi attenti e innamorati.

Gli alberi monumentali, come abbiamo capito, non sono dei semplici alberi, ma dei monumenti vivi che trasmettono storia, leggenda e magia. Alcuni di loro meritano di essere scoperti foglia dopo foglia, ed è quello che cercheremo di fare, per far sì che la nostra storia e la loro non vengano dimenticate mai.

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