I monumenti pubblici dedicati agli animali ad Amatrice
Dalle pecore di Padre Minozzi a Camilla e alle rondini di “Amatrice-Nido”: gli animali diventati memoria, arte e simbolo della comunità
Negli ultimi anni è stato effettuato il censimento delle statue con soggetto femminile su suolo nazionale nello spazio pubblico (Lunardon, Piazzi, Comunque nude, Edizioni Mimesis, Milano 2023) con focus sulla rappresentazione del corpo della donna, ma altrettanto non è stato fatto per le statue a soggetto animale.
I temi figurativi scelti nella provincia di Rieti sono soprattutto allegorici con utilizzo delle fattezze umane maschili e femminili, come la statua dedicata alla Lira al centro di Rieti, o il Monumento al Contadino sempre nel capoluogo, escludendo le statue di santi e sante o di ispirazione romana.
Celebre è la Fontana dei Delfini in centro a Rieti; ben poco rappresentativa del territorio, ma molto in stile XVII secolo, l’epoca alla quale appartiene.
Ad Amatrice e nelle frazioni gli animali, pochi, di piccole dimensioni e sporadici sono soprattutto legati a sant’Antonio Abate o a san Francesco e compaiono nei cicli di affreschi delle chiese; i monumenti agli animali sono venuti dopo nonostante siano sempre stati compagni e risorse delle nostre comunità.
La Fontana delle Pecore e la Fontana delle Teste di Ariete

Entrambe in marmo, entrambe ad Amatrice città, la prima nel giardino dell’Istituto Don Minozzi e la seconda in Piazza Cacciatori del Tevere, sotto la Torre Civica.
La fontana con le pecore al pascolo risale al 1940 ed è stata realizzata da Alessandro Monteleone; in realtà non celebra le pecore ma l’acqua, riporta infatti l’epigrafe “Utile et umile e preziosa e casta”, un verso dal “Cantico delle Creature” di san Francesco di XIII secolo. Le pecore quindi non sono protagoniste ma fanno da cornice decorativa alla vasca circolare, con due erme (colonne a sezione quadrata terminanti con un’effige) ai lati che riproducono volti di donna con in testa la tradizionale conca per il trasporto e la conservazione dell’acqua.
Questo non toglie la volontà di riprodurre dei momenti legati alla vita quotidiana della comunità, tematica fortemente voluta dal fautore di questa enorme struttura per il territorio e i suoi più fragili abitanti, Padre Giovanni Minozzi, originario di frazione Preta.
Le pecore al tempo e fino alla grande rivoluzione economica post bellica degli anni ’60, erano la ricchezza delle famiglie ed erano anche animali che si vedevano tutti i giorni, non sorprende quindi la loro associazione all’acqua, come ricorda anche la Fontana delle Teste di Ariete sotto la Torre.
La loro presenza, il loro essere la prima scelta tra i soggetti da rappresentare conferma il loro costituire uno dei fondamenti dell’economia amatriciana, graziose e preziose.
Il monumento “Mucca con vitello nel paesaggio”

Collocata ad Amatrice nel 2018, fu scelta la collocazione nel Campo Zero come luogo più idoneo per l’opera del maestro trevigiano Alfiero Nena, uno spazio ad uso abitativo che in futuro potrà essere riconfigurato come piazza o parcheggio.
Alfiero Nena ha fuso l’opera nel 1984 e l’ha donata alla città con forte spirito di solidarietà ritenendola attinente alla tematica dell’allevamento e alle problematiche dell’economia del agro-pastorale del cratere e soprattutto di Amatrice dichiarando “voglio sostenere gli agricoltori e gli allevatori che non hanno abbandonato bestiame e terreni”.
L’opera bronzea ha avuto alterne vicende per il raggiungimento di un luogo definitivo per la sua collocazione e oltre alle sempre nominate società “Terre di Amatrice” e l’Associazione “Il Foro APS”, che hanno collaborato per l’installazione dell’opera, merito va riconosciuto anche alla Dott.ssa Emma Moriconi che ha effettuato i sopralluoghi anche nelle frazioni e ha convinto la municipalità dell’importanza simbolica nel territorio di questa vacca di bronzo che allatta il suo vitello: il basamento del monumento è stato realizzato con il riuso delle pietre della casa della sua famiglia, demolita nel 2017.
Così come le pecore, anche le vacche hanno sempre fatto parte del paesaggio, che anche il Maestro Nena ha rappresentato contestualizzando i soggetti; un paesaggio antropizzato fatto di strutture, sentieri e gente che lavora all’aperto, estate e inverno, con il sole e con la neve.
Con Dignità.
Camilla, l’eroica cagnolina

Il più recente dei monumenti pubblici è “ancora più pubblico” perché deve necessariamente essere di tutti, deve essere conosciuto, e racconta la storia più recente della città.
Il piccolo monumento a grandezza naturale è di bronzo, ma sembra tutto d’oro: riproduce il muso con lo sguardo attento, le zampe in movimento, il torso teso all’azione e la coda di Camilla, la cagnolina che ha salvato tante vite nel sisma del 2016.
La meravigliosa Border Collie era un’operatrice dei Vigili del Fuoco che non si sono risparmiati nei soccorsi, né gli umani e né i cani addestrati per trovare le persone in difficoltà e, giorni dopo senza perdere la speranza, a cercare chi non ce l’aveva fatta.
Vive tra noi adesso, nel “Giardino degli Alberi”, di fronte allo sguardo fiero di Cola dell’Amatrice; è la meta di grandi e piccini che tramite lei omaggiano tutti i cani soccorritori che si sono alternati ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.
Ha soccorso decine di esseri umani nel terremoto, a Rigopiano, nelle alluvioni e nei crolli, era un’operatrice addestratissima e altamente qualificata nel soccorso.
Contrariamente a quanto si pensi, non è deceduta ad Amatrice, ma in Liguria, in provincia di Savona, in seguito ad altre operazioni di soccorso che le hanno causato una ferita fatale cadendo da una roccia durante delle ricerche.
“Camilla la mia metà” è il libro che racconta la sua storia tramite le parole di Nicola Ronga, il suo accompagnatore Vigile del Fuoco dell’Unità Cinofila; insieme a lei aveva ottenuto il brevetto di “Abilitazione di ricerca in macerie e superficie” che è stato fondamentale nel contesto venutosi a creare nel 2016.
Amatrice-Nido: uccelli all’Area del Gusto

Cinque enormi rondini in plastica rigenerata hanno preso posto nel prato tra i ristoranti dell’Area del Gusto in frazione Villa San Cipriano, quella che ad oggi chiamiamo Piazza del Gusto, della Tradizione e della Solidarietà.
“Amatrice-Nido” è un’opera stampata in 3D che ha stazionato dal 2025 al 2026 nella zona più frequentata dai turisti della città.
Dai turisti, non necessariamente dagli amatriciani.
“Una speranza per il futuro” è il messaggio che questa collaborazione tra il collettivo Craking Art e la start-up marchigiana Centauroos ha dichiarato di voler trasmettere, poiché i materiali utilizzati sono stati riciclati dai residui del sisma nello spirito del design etico, del riuso e dell’eco art.
L’azienda Panichi con il patrocinio del Comune di Amatrice e della Struttura Commissariale per la Ricostruzione, hanno promosso la realizzazione dell’opera e con l’occasione sono state vendute delle piccole rondini nei medesimi materiali.
Uno dei pochissimi esempi di arte contemporanea che è approdato ad Amatrice, ha scelto gli animali come soggetto e non uccelli qualsiasi, le rondini, i più iconici tra gli uccelli migratori.
Anche loro tornano ogni anno come fanno molti di noi, i “ritornanti”, e al nostro pari cercano le case dove hanno costruito il nido negli anni precedenti.
Si adattano a quello che trovano ed è un po’ come doversi appoggiare da amici e parenti o andare in albergo e nelle casette in affitto in frazioni che non sono la propria o fuori dai confini cittadini, a Montereale, Cittareale o Posta.
Ostinati come le rondini, non lasciamo i nostri luoghi e probabilmente è questo il messaggio di speranza, che pugno di terra dopo pugno di terra, entrambe le specie potranno vedere ricostruite le loro case un giorno.




