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Cammini e sentieri

Vivere le vette in sicurezza: la montagna si prepara a casa

Vivere le vette in sicurezza: la montagna si prepara a casa

Dalla scelta dell’itinerario allo zaino, dal meteo all’orientamento: i consigli di Marco Salvetta, presidente del CAI di Amatrice, per affrontare un’escursione con consapevolezza

Con Marco Salvetta, presidente CAI, sezione Amatrice, intraprendiamo un percorso per imparare a vivere la vetta in sicurezza. Andare in montagna non è una semplice passeggiata: è un’attività che richiede rispetto, studio e una profonda onestà con se stessi e con chi ci accompagna.

Un’escursione non inizia nel momento in cui si scende dall’auto, ma molto prima. Nasce tra le mura di casa, davanti a una cartina topografica e a un bollettino meteo.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: il rischio zero in montagna non esiste. La montagna è un ambiente impervio e un imprevisto, anche il più banale, può trasformarsi in un’emergenza vera e propria. Situazioni del genere possono richiedere l’intervento dell’elicottero, mettendo a rischio non solo la nostra vita, ma anche quella dei soccorritori. Organizzare un’uscita significa proprio questo: ridurre al minimo il rischio, non escluderlo del tutto.

Conoscere il sentiero: non solo dove si va, ma come ci si arriva

La conoscenza del percorso deve avvenire tramite carte topografiche, guide aggiornate e il confronto diretto con chi quel sentiero lo ha già camminato. Ci sono tre elementi fondamentali da analizzare prima di mettersi in cammino:

  • La durata e i tempi: Le indicazioni, che troviamo sui percorsi, non sono tempi assoluti, ma parametri codificati basati su una media. È fondamentale imparare a conoscere i propri ritmi e calcolare sempre un margine per le soste, le foto e gli imprevisti.
  • Il dislivello e lo sforzo: Non è la distanza chilometrica a misurare la fatica, ma il dislivello. Affrontare 300 metri di salita è molto diverso dal superarne 1.000: quest’ultimo richiede una preparazione fisica adeguata. Senza il giusto allenamento, la stanchezza diventa un fattore di rischio primario perché riduce la lucidità e la stabilità dei passi.
  • La morfologia del fondo: Terra, roccia o erba: ogni superficie nasconde le sue insidie, specialmente in discesa. Sapere in anticipo se troveremo roccia friabile o placche scivolose ci permette di valutare se siamo tecnicamente in grado di affrontare quel percorso.

Meteo e prudenza: la prima regola è saper rinunciare

Le condizioni meteorologiche sono un altro fattore determinante: se sono proibitive, semplicemente non si parte. La regola numero uno per chi ama la montagna è la capacità di rinunciare. Anche l’escursione più semplice può trasformarsi in un pericolo se sale la nebbia o se si abbatte un temporale improvviso.

Il bollettino meteo va consultato nei giorni precedenti e ricontrollato fino a 12 ore prima della partenza. Gli strumenti digitali oggi sono eccezionali, ma non potranno mai sostituire l’esperienza e l’osservazione dell’uomo: chi vive e conosce la montagna sa leggere i segnali invisibili che la natura lancia prima di cambiare volto.

Comunicare l’itinerario e la presenza di compagni

Per prima cosa, è fondamentale avvisare parenti o amici di dove andiamo, quindi dobbiamo rivelare:

  • L’itinerario preciso
  • Le eventuali varianti
  • I compagni di escursione
  • L’orario di rientro

Andare in montagna in solitario aumenta notevolmente il fattore rischio, anche se non è vietato, perché anche un semplice malessere può trasformarsi in situazioni di panico o pericolo grave.

Tecnologia e strumenti tradizionali per l’orientamento

Oggigiorno ci sentiamo sicuri avendo uno smartphone in tasca, ma in montagna è diverso: la tecnologia è un aiuto, ma la conoscenza è la vera salvezza. Esistono app straordinarie e sistemi GPS integrati allo smartphone, ma se manca il segnale rimaniamo in balia della montagna, senza aggiungere che il freddo li scarica più velocemente.

In montagna la tecnologia aiuta, ma aiutano di più la carta topografica, la bussola e l’altimetro, cioè i vecchi strumenti dell’escursionista. Questi tre elementi sono la base dell’orientamento. Perdere l’orientamento è una delle cause principali di rischio. Il presidente CAI, sezione di Amatrice, dice che: “In montagna dobbiamo usare la testa per la nostra sicurezza e per quella di chi, in caso di emergenza, rischia la vita per venirci a salvare”.

Abbigliamento adeguato e la scelta delle calzature

Continuiamo ad esplorare come organizzare un’escursione: passiamo all’abbigliamento. Le scarpe sono fondamentali, perché scivolare è semplicissimo e di conseguenza anche farsi male. Non bisogna risparmiare sulla protezione: uno scarpone ben strutturato è un investimento sulla propria incolumità.

Anche il vestirsi adeguatamente è essenziale. Non ci dobbiamo vestire in base alle temperature che ci sono a valle. Marco ci fa presente che ogni 100 m di dislivello la temperatura cala di circa un grado. Se a questo aggiungiamo il vento, la sensazione di freddo aumenta. Nel nostro zaino non può mai mancare, anche d’estate, un cappello e un paio di guanti.

Come preparare lo zaino e il kit di pronto soccorso

Il nostro zaino deve essere ben studiato: non possiamo buttarci dentro i materiali alla rinfusa, ma va calibrato in base al proprio fisico e all’itinerario. Deve avere un peso bilanciato, poi dobbiamo avere sempre una maglietta di ricambio come un paio di calzini asciutti e infine una giacca antipioggia e antivento.

Ma soprattutto deve contenere al suo interno un kit di pronto soccorso (garze, bende, cerotti e soprattutto acqua: non solo per bere, ma è il primo disinfettante in caso di emergenza).

Idratazione e punti di approvvigionamento

L’ultimo pilastro della preparazione di un’escursione è la gestione delle energie.

L’acqua è un elemento essenziale, e va calibrata con estrema attenzione in base alla stagione e alla lunghezza del percorso. La disidratazione può compromettere immediatamente la lucidità e la forza, ma come abbiamo detto prima, l’acqua è anche un presidio medico; infatti, è il primo elemento per disinfettarsi. Un buon escursionista, prima di partire, quando pianifica il sentiero da percorrere, deve sapere esattamente dove si trovano i punti di approvvigionamento.

Alimentazione e gestione delle energie sul campo

Anche mangiare è essenziale: mantenere il motore del corpo acceso è fondamentale. È fondamentale non mangiare pesantemente durante un’escursione. La regola, suggerita dal presidente del CAI sezione Amatrice, è quella di distribuire piccoli spuntini nell’arco della giornata: proteine per sostenere la salita e zuccheri a rapido rilascio per la fase di discesa.

Bisogna portare con sé cibi leggeri e nutrienti: qualsiasi malessere allo stomaco, dovuto a cibi poco idonei, può diventare un fattore di rischio.

Rispetto, consapevolezza e il messaggio del CAI di Amatrice

La montagna è per tutti, dai bambini agli anziani, basta che si frequenti con rispetto e consapevolezza. La consapevolezza sta nel sapere i propri limiti e sapere cosa si sta facendo esattamente. Il rispetto è verso l’ambiente che ci circonda (bisogna lasciarlo meglio di come lo abbiamo trovato), ma anche verso i nostri compagni di viaggio.

Marco Salvetta, presidente del CAI sezione Amatrice, ci invita ad andare in montagna perché fa bene al fisico e alla mente, ma sempre usando la testa, perché, come abbiamo capito, il rischio zero non esiste.

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