“Il paese non c’è più”
LE PRIME PAROLE DI
SERGIO PIROZZI, SINDACO DI AMATRICE
Amatrice
69 frazioni, oltre 174 kmq di territorio.
239 vittime.
Popolazione nel 2016:
2.645 abitanti
Popolazione nel 2026:
2.181 (-17,54%)
Amatrice pagò il tributo di sangue più alto in termini numerici. Duecentodue vittime nel capoluogo, ventidue a Saletta, cinque a Sommati, tre a San Lorenzo a Flaviano, tre a Casale, due a Sant’Angelo, una a Rio, una a Petrana. 239 in tutto.
I dati snocciolati dai rapporti ufficiali nel 2018, quando si cominciarono a tirare le somme del disastro, furono i seguenti:
MARCHE 4 province 85 comuni (35% del totale); UMBRIA 2 province 15 comuni (16% del totale); ABRUZZO 3 province 23 comuni (8% del totale); LAZIO 1 provincia 15 comuni (4% del totale).
POPOLAZIONE COINVOLTA: Nei territori del cratere sono residenti quasi 600.000 persone
MARCHE 348.473 (22,6% della regione); ABRUZZO 103.483 abitanti (7,8% della regione); UMBRIA 57.505 abitanti (6,5% della regione); LAZIO 72.798 abitanti (1,2% della regione).
Il peso dei numeri e la realtà della devastazione
Sembra surreale: il Lazio pesa per il 4%, con una “sola” provincia coinvolta e “soltanto” quindici comuni. “Solo” l’1,2 % della popolazione complessiva del cratere sismico. Una percentuale minima nei numeri di questa “geografia amministrativa”.
Ma in quello stesso “spicchio burocratico laziale” ricadono Amatrice e Accumoli, dove il sisma non ha lasciato crepe o facciate lesionate; qui, come ad Arquata del Tronto, il territorio è stato azzerato.
Parliamo delle vittime: se dobbiamo ragionare per percentuali, qui furono “il 100% del totale”.
Sulla carta, il territorio laziale è “il 4%”, una “periferia”. Nella realtà, è il pieno centro della devastazione totale.
Le carte, le percentuali, i dati raccontano una storia. Chi vive qui ne conosce un’altra, che non è fatta di numeri e dati, ma di vita vera.
Qui si sono riversati aiuti importanti, ma il tessuto geomorfologico è complesso, sull’Appennino. Come si fa a raggiungere quella frazione? Chi c’è in quel villaggio? Gli uomini e le donne giunti fin qui per aiutare non lo sapevano. Lo sapeva, però, quel sindaco che aveva detto “il paese non c’è più”.
La solidarietà arrivata ad Amatrice
Chi vive qui non può dimenticare il dolore per le vite spezzate in quella notte di agosto di dieci anni fa, come non può scordare l’immensa solidarietà ricevuta e gli aiuti di primo intervento durante l’emergenza. Circa seimila persone furono impegnate in questo territorio fino al 29 agosto; dopo le scosse del 30 ottobre il numero salì a 6.900; il 18 gennaio a quasi undicimila.
Anche qui, i numeri sono quelli ufficiali, e sono altissimi. Nella realtà, però, le persone furono molte di più. Da ogni dove si riversarono in questa terra martoriata, per difenderla e per difenderci, migliaia di fratelli e di sorelle.
Il dolore non si può cancellare.
Ma nemmeno l’amore.
AMATRICE OLTRE IL SISMA
Dieci anni dopo, cosa è rimasto? Di certo, Amatrice possiede ancora il suo baricentro identitario e la forza generativa della sua comunità.
I confini di quei 174 kmq e oltre sono molto più di un perimetro geografico: qui resta l’eredità storica, culturale e sociale di un centro che è stato ed è il cuore pulsante di un intero sistema montano.
I Monti della Laga sono ancora lì, e costituiscono ancora i 27 chilometri più belli di tutto l’Appennino Centrale, con la vegetazione che raggiunge le vette solo qui, in questo spicchio d’Italia che guarda al Gran Sasso come a un padre.
Anche Amatrice ha ancora la sua Torre civica e parte delle sue cento chiese. Alcune stanno per tornare ad accogliere i fedeli.
Crinali, sentieri montani, acque che scorrono, paesaggi unici continuano a regalarci la bellezza.
E, anche qui, ci sono le persone. C’è il carattere fiero di una comunità che ha deciso di non lasciare la sua terra.





