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Il Lupo Mannaro di Castelluccio di Norcia

Il Lupo Mannaro di Castelluccio di Norcia

Il ragazzo che ululava alla Luna nei racconti degli anziani del borgo

Questa è la piccola storia di un viaggio a Castelluccio di Norcia che si trasformò in un’avventura alla ricerca di un Licantropo attraverso le parole dell’anziano che raccontò i fatti, oppure la leggenda, narrandoli sui luoghi nei quali questa storia cominciò.

Un giorno d’agosto a Castelluccio

Era un giorno assolato quando mi inerpicai per la strada che da Amatrice porta a Castelluccio di Norcia attraversando in macchina la celebre piana che non ha niente da invidiare alla Route 66, tra i cavalli figli di quel vento che sferza la steppa pedemontana e alianti che si librano sul Monte Vettore.

Era agosto.

Il periodo della fioritura delle lenticchie era finito da tempo, ma la Piana è sempre uno spettacolo della natura tra grano maturo, papaveri, fiordalisi e luce.

Quella luce così intensa e magnifica che proietta ombre sottili.

Arrivai nella piccolissima cittadina umbra alle pendici della montagna e al negozietto sulla piazza comprai alcuni cereali molto particolari che non avevo neanche mai assaggiato, come l’amaranto, uno pseudo cereale in realtà, originario del Messico e le famose lenticchie, rinomate in tutto il mondo, piccole, genuine e saporite.

La viva voce dei testimoni

Risalii il colle e incontrai una coppia di anziani che mi ricordarono dei piccoli assioli e che a loro volta vendevano le lenticchie dei loro campi, raccolte e pulite a mano, sgamate dentro al capestiro di legno, cioè privati della cama, la buccia leggerissima, con l’aiuto del vento che soffia tra i vicoli petrosi del paese.

Ero adolescente ma già curiosa e già appassionatissima di Animali Fantastici, nel momento in cui scrivo ho quasi 40 anni, sono passati almeno 25 anni da quel giorno e ricordo benissimo la storia che insistetti per farmi raccontare.

I pastori custodi dei poemi epici

L’uomo, estremamente anziano, mi recitò alcuni brani della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso imparata a memoria da ragazzo mentre era “in campo co le pecore”.

Come accade spesso in centro Italia, imparò i Classici e i poemi epici da altri che li avevano imparati prima di lui da qualcuno che ne possedeva una copia cartacea e gliel’aveva letta e fatta imparare, o da chi aveva fatto “le scuole alte” e che poi era tornato al proprio paese per portare avanti le attività della famiglia e si era ritrovato a sua volta “in campo co le pecore” a compiere questo insegnamento mnemonico.

Un esercizio, come ha detto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a scuola non si fa più. Nelle scuole di paese agli inizi del secolo scorso non solo si faceva, ma anche nei campi si ripeteva questo sfoggio di cultura, orgogliosamente.

Quando si hanno tempo e passione niente è impossibile, neanche imparare l’Iliade.

Dopo l’opera tassiana gli chiesi se conoscesse leggende di Castelluccio e mi raccontò del Lupo Mannaro che lui non aveva visto, ma conosceva qualcuno che aveva avuto senza ombra di dubbio questa esperienza, una fonte sicura, avrebbe potuto metterci la mano sul fuoco.

Il ragazzo lupo: acqua fresca, sangue e luna piena

Il Licantropo era un ragazzo che viveva a Castelluccio quando il testimone era bambino, quindi possiamo ipotizzare negli anni ’20. Non gli piaceva molto stare in mezzo alle persone ed usciva poco di casa perché non pienamente in salute, pallido e malaticcio.

Ogni prima notte di luna piena, a mezzanotte, “dava de mattu”, gli crescevano i peli, si trasformava in lupo assumendo tutti i suoi tratti ferini; qualcuno dice che gli crescevano anche i denti da lupo.

Le urla erano fortissime e risuonavano nelle viuzze del paese e per la piana di Castelluccio, per tutta la notte terrorizzando i compaesani.

L’unico modo per ritornare umano e non trasformarsi per tutto il resto della fase lunare era che il ragazzo si immergesse nell’acqua fredda delle sette vasche dell’antica fontana-lavatoio del paese prima del sorgere del sole, o sarebbe rimasto uomo-lupo per sempre.

Il ricordo del mio testimone, pur non avendo conosciuto il licantropo, il “lupo panaro” come si dice dalle nostre parti, era molto vivido e tradiva un certo disagio.

La malattia del sangue che ribolle

Come ha tenuto a specificare, era una persona che “stava male”, quindi già si riconosceva la licantropia come una malattia, nello specifico una malattia del sangue che lo faceva dissociare e lo rendeva pericoloso.

Tradizionalmente il Mannaro era un uomo nato nella notte di Natale e proprio in questo giorno santo le sue crisi erano più devastanti, a prescindere dalla luna piena.

Ciò nella tradizione italiana deresponsabilizza la persona che sta dietro l’Animale Fantastico poiché non completamente cosciente delle sue azioni, ma affetto da un disturbo incontrollabile.

La condizione di tali soggetti è rappresentata da un quadro clinico molto complicato che coinvolge il fisico quanto la mente.

Oltre l’affezione psicotica, oltre il contagio, la malattia del sangue che affligge il tipo di Licantropo che risiedeva a Castelluccio di Norcia faceva “ribollire” il suo sangue: la temperatura si alzava in modo insopportabile, tanto da costringerlo all’abluzione nel fontanile e a bere copiosamente per via dell’insorgere della disidratazione. Questa condizione causava in lui anche l’ipersensibilità della pelle che provocava una reazione dei bulbi piliferi che faceva “rizzare i capelli” e i peli sul corpo del ragazzo.

Colpirlo e dare sfogo alla sua altissima pressione sanguigna contribuiva a dargli sollievo e a rendere meno distruttiva la crisi.

La temperatura corporea elevata genera la disidratazione e l’ipersensibilità della pelle che provoca una reazione dei bulbi piliferi che “fa rizzare i capelli” e i peli sul corpo del malcapitato.

La guarigione definitiva sembra non essere possibile, anche se la testimonianza che ho raccolto diceva fosse possibile, avvicinandosi talmente tanto da ferirlo, fargli uscire il “sangue cattivo”.

Le alternative per scongiurare l’aggressione annoverano l’evitare di girare nella prima notte del plenilunio e tenere gli occhi aperti anche nelle notti successive, nel caso non abbia fatto in tempo ad immergersi in acqua prima del sorgere del sole, oppure ucciderlo o rinchiuderlo fino a sopraggiunta morte.

Il fuoco, il simbolo della società ordinata degli esseri umani

A quanto ha raccontato il mio testimone, la brava gente di Castelluccio di Norcia ha sempre optato per la prima soluzione poiché si trattava di un ragazzo del paese e provavano pena per la sua malattia. Se fosse stato necessario girare oltre il calar del sole, si raccomandava di portare con sé una lanterna, una torcia, qualcosa che simulasse la luce solare che i Licantropi tradizionalmente sfuggono, come gli animali selvatici temono il fuoco.

Il rapporto tra l’uomo che si è separato nettamente dalla natura selvaggia e quest’ultima, pericolosa, che non risparmia, si riflette in questo terrore. Un uomo inselvatichito è scansato dalla società civile e un uomo-animale è qualcosa che non dovrebbe esistere.

Quando parliamo di Licantropi e di alcune manifestazioni derivanti da una condizione medica inseriti nel panorama folklorico, collochiamo i soggetti nella categoria “Animali Fantastici” con tutto il rispetto dovuto a persone sofferenti e non colpevoli per la loro condizione.

Incompresi dalla società e alle quali il più delle volte non viene prestata alcuna assistenza medica e psichiatrica.

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