News

AmatriceFeaturedProgetti e sviluppo

“Civitas Appenninica” un altro passo verso la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033: siglata a Roma la convenzione

“Civitas Appenninica” un altro passo verso la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033: siglata a Roma la convenzione

Un progetto da 995 mila euro mette in rete 546 Comuni dell’Appennino centrale: Amatrice tra le 16 tappe del Festival “Cultura che Ricostruisce”

Prende sempre più corpo la candidatura “diffusa” evocata negli scorsi mesi ed ora messa nero su bianco. Il 30 settembre a Roma è stata infatti firmata ufficialmente la Convenzione che dà il via al progetto “Civitas Appenninica Vetusta Nursia – Ex Malo Bonum. Rinascita Appenninica, la Cultura che Ricostruisce”, l’impalcatura fondamentale a sostegno della candidatura della Civitas Appenninica a Capitale Europea della Cultura 2033.

A siglare l’accordo sono stati Guido Castelli, Commissario Straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione Sisma 2016, e Maurizio Frascarelli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, in rappresentanza di un’alleanza senza precedenti che unisce istituzioni, mondo bancario di origine associativa, atenei e Terzo Settore.

La cultura come vera infrastruttura della ricostruzione

La Civitas Appenninica non è solo un concetto geografico, ma un’unica grande comunità diffusa: 546 Comuni distribuiti tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria – di cui 138 inseriti nel cratere sismico – legati da secoli di storia, spiritualità, transumanza e relazioni umane. L’iniziativa, promossa e coordinata dalla Struttura Commissariale Sisma 2016, assume la cultura come vera e propria infrastruttura della ricostruzione. L’obiettivo finale non è solo l’ottenimento del titolo europeo (con la manifestazione d’interesse prevista entro il 2027 e il bando ufficiale nel 2028), ma la creazione immediata di strumenti concreti per contrastare lo spopolamento, creare lavoro qualificato per i giovani e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale delle nostre montagne.

Il programma poggia su un budget complessivo di 995.000 euro. La fetta principale, ben 750.000 euro, deriva dai fondi residui della grande raccolta nazionale promossa da Acri presso le Fondazioni associate all’indomani del sisma del 2016-2017. A questi si aggiungono 245.000 euro messi a disposizione in cofinanziamento dalla Struttura Commissariale, dalla Regione Marche, dalla Regione Umbria e dal Comune di Norcia, quest’ultimo nel ruolo di comune capofila.

Un ruolo decisivo nell’attuazione è svolto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno come soggetto attuatore, sostenuta da una squadra compatta di undici Fondazioni di origine bancaria del cratere (tra cui la Fondazione Varrone di Rieti, la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila), che hanno deciso di fare sistema e muoversi con una voce sola.

Il Festival itinerante: 16 tappe tra memoria e futuro

Il cuore pulsante del programma, che si svilupperà da qui al 31 dicembre 2027, sarà il Festival itinerante “Cultura che Ricostruisce”. Non una semplice rassegna di eventi, ma un’infrastruttura culturale viva e diffusa, pensata per mettersi in cammino nei luoghi dove la ferita è stata più profonda. Il Festival farà tappa in 16 Comuni simbolo dell’Appennino centrale:

  • Lazio e Abruzzo: Amatrice, Montereale, Rieti e Teramo.
  • Marche: Arquata del Tronto, Ascoli Piceno, Camerino, Fermo, Macerata, Montefortino, San Severino Marche, Tolentino e Visso.
  • Umbria: Assisi, Norcia e Spoleto.

Accanto all’animazione culturale, il progetto introduce un network scientifico di tredici Università e centri di ricerca. Sono già quattro i programmi internazionali avviati: la Scienza della ricostruzione con l’Università di Camerino, la Filiera agroalimentare con l’Università di Teramo, i Beni culturali e territorio con l’Università di Perugia e l’Economia circolare focalizzata sul territorio di Rieti.

Parallelamente, grazie alla collaborazione con Sport e Salute e ANCI, prenderanno vita azioni dedicate allo sport di comunità e al benessere, pongono le basi per la futura nascita dei “Parchi della Cultura e del Benessere”.

«La candidatura della Civitas Appenninica a Capitale Europea della Cultura 2033 è una straordinaria occasione per affermare l’identità e la coesione dell’Appennino centrale, mettendo in rete esperienze, istituzioni e comunità – commenta Guido Castelli, Commissario Straordinario Sisma 2016 -. La firma dell’odierna Convenzione rappresenta un passo concreto di questo percorso. Questo ambizioso progetto nasce dalla consapevolezza di quanto la valorizzazione della cultura possa essere uno “strumento” capace di affiancare alla ricostruzione materiale post-sisma una efficace riparazione economica e sociale. Insieme, vogliamo trasformare una storia comune e un patrimonio unico in nuove opportunità di sviluppo, lavoro e crescita, soprattutto per le giovani generazioni».

Un cammino che appartiene a tutti noi

La firma di oggi dimostra che le montagne del centro Italia non stanno semplicemente “aspettando di tornare com’erano”, ma stanno disegnando un modello di sviluppo del tutto nuovo per l’Europa. Dalla sofferenza è nata una rete di solidarietà; da quella rete sta prendendo forma una vera e propria cittadinanza appenninica. Seguiremo da vicino le tappe di questo percorso, a partire dalle prime iniziative del Festival Cultura che Ricostruisce. Perché la vera bellezza dell’Appennino non sta solo nei suoi paesaggi e nei suoi borghi in pietra, ma nella determinazione incrollabile della sua gente nel voler continuare ad abitarli, sognarli e raccontarli.

«Questo progetto è l’epilogo di un percorso nato dalla solidarietà e dalla collaborazione tra le Fondazioni – ribadisce Maurizio Frascarelli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno -. È questa capacità di fare sistema, mettendo a fattor comune competenze, esperienze e conoscenza dei territori, a dare oggi forza e slancio alla sua realizzazione. Continueremo a lavorare in rete, perché ogni risorsa possa tradursi in concrete opportunità di rinascita, valorizzando l’identità delle nostre comunità, la bellezza delle tradizioni e il patrimonio umano e culturale dell’Appennino».

Related Posts