I 60 anni della sagra più famosa d’Italia
Pastori e greggi in cammino: così nasce Sua Maestà l’Amatriciana
Si svolge da 60 anni nell’ultimo weekend di agosto, ma dopo “la Sagra che non c’è stata” nel 2016, i numeri non hanno più scandito le edizioni, fino ad oggi.
Il 29 e il 30 agosto si svolge la 60ª Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana organizzata dalla Pro Loco presieduta da Adriana Franconi.
È tradizione, identità, è la festa degli amatriciani che tornano e si ritrovano.
La transumanza dei sapori
Questa è storia recente, ma la pasta e il suo sugo vengono da lontano sulla linea del tempo: l’Amatriciana fu un’invenzione dei pastori che praticavano la transumanza verticale sui Monti della Laga.
Il guanciale era facile da conservare e la pasta era la “Spiga”, “ad archetto”; il pecorino lo producevano loro stessi poiché gli animali più diffusi erano le pecore, qualche preziosa mucca e l’asino, un amico migliore del cane. Con le pecore si saliva in montagna e si restava lì per tutta l’estate, dove le erbe erano più fresche e saporite.
In questo contesto nacque la gricia, l’antenata dell’Amatriciana, che viene chiamata “Amatriciana in bianco”; è plausibile che il nome venga dal termine dialettale che indicava semplicemente il colore grigio, “ricia”, che assume la pasta con l’abbondanza di pepe.
Le prime testimonianze
I pomodori non riscossero immediato successo, fu solo nel ‘700 che si cominciò a prenderci confidenza. Amatrice si trovava sotto il dominio del Regno di Napoli e sembrò una buona idea aggiungere il pomodoro alla pasta dei pastori, con un pizzico di peperoncino arrivato insieme al pomodoro.
Troviamo per la prima volta la ricetta “rossa” nel 1790 nel ricettario di Francesco Leonardi “L’Apicio moderno (ossia l’arte di apprestare ogni sorta di vivande)”, un richiamo al leggendario gastronomo che ha tramandato i piatti dell’Antica Roma.
Leonardi aveva lavorato come chef a Napoli dal Principe di Francavilla, per spostarsi poi nelle corti europee e in Russia.
Con la transumanza orizzontale fino alle coste del Lazio, in Puglia e con i viaggi degli artisti inviati dai Borboni nel territorio, l’Amatriciana si diffuse presto, ma fu un altro il motivo per il quale divenne un piatto tradizionale considerato anche, erroneamente, romano.
Alla fine del XIX secolo gli amatriciani arrivavano a Roma in cerca di fortuna e si incontravano a Piazza della Rotonda, ovvero Piazza del Pantheon, luogo di ritrovo e di scambio per gli amatriciani che lavoravano in città e alcuni aprirono qui i loro ristoranti proponendo l’Amatriciana come specialità, conquistando la Città Eterna.
Un linguaggio identitario costruito negli anni
La pasta “ad archetto” fu utilizzata nella prima Sagra degli Spaghetti all’Amatriciana del 1966, venne poi usata la De Cecco e la Strampelli, prodotta ad Amatrice e per la 42ª edizione fu allestita una mostra con le locandine storiche dipinte da artisti internazionali.
Aldo Santini e Livia Sigismondi, facenti parte dei gruppi folkloristici Ma-Tru di Amatrice e di frazione Castel Trione, vollero cogliere l’occasione per contestualizzare la pasta e allestirono “La capanna del pastore, dove nacque l’Amatriciana”. Un’installazione di rami e felci con strumenti ed oggetti originali della vita pastorale dei primi del ‘900, scene di vita quotidiana e show cooking.
Ci fu l’esposizione delle magliette delle sagre passate: ogni volontario la indossa e riproduce il disegno della locandina, ogni anno di colore diverso; questo, come dice Carmine Monteforte, uno dei presidenti della Pro Loco degli anni passati e presente fin dalla prima Sagra, “serve a trovare i nostri”, a riconoscere i volontari.
Il francobollo celebrativo: la Sagra viaggia attorno al mondo
Nel 2008 la Filatelia di Stato emise il francobollo commemorativo dietro prima richiesta di Aldo Santini, filatelico e membro della Pro Loco, ma già agli inizi degli anni Duemila fu emesso un annullo speciale dedicato alla Sagra e un altro a Don Minozzi e a Padre Semeria.
La mostra e gli eventi furono la cornice per l’emissione del francobollo e del folder; la tiratura fu 3.500.000 esemplari del valore di 0,60 euro sul quale l’artista Anna Maria Maresca, autrice dei bozzetti filatelici di famosi marchi, ha immortalato ingredienti, piatto di pasta e Corso Umberto I con la Torre Civica.
Il poeta Carlo Baccari in una sua poesia ci fornì quello che sarebbe poi diventato il motto dell’Amatriciana: “la pecora mite e il bravo maiale, donarono insieme formaggio e guanciale”, celebrandone ingredienti e tradizione.





